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Primavera e “prima volta”: quando un tesseramento diventa rito biancoceleste

La Lazio Primavera mette nero su bianco il tesseramento di Francesco Gatto, centrocampista classe ’07. Nel calciomercato giovanile, ogni arrivo e ogni uscita raccontano continuità: la promessa passa anche dai dettagli con cui si costruisce domani, dentro lo stesso linguaggio biancoceleste.

Dal bilancio al campo: il mercato dei terzini e la Lazialità delle scelte

Tra cessioni come quella di Tchaouna e il nodo terzini (Lazzari e Pellegrini al centro di un possibile addio), la Lazio entra in una fase in cui il conto economico diventa linguaggio di rosa: sostenibilità, equilibrio e continuità tra presente e memoria.

Da “mettere l’elmetto” a Pulici junior: la presentazione di Gattuso e il linguaggio operativo della Lazio

Nella cornice societaria della Lazio, l’arrivo di Rino Gattuso è stato raccontato anche come cambio di grammatica: poche promesse, lavoro quotidiano e chiarezza. Tra l’idea di certezze richieste al mercato (anche dopo la cessione di Gila) e il richiamo alla speranza incarnata da Pulici junior, la conferenza diventa un piccolo patto biancoceleste: resistere all’incertezza senza perdere eleganza.

Lazio punta su Dominguez per rinforzare la difesa: Fabiani pronto al nuovo viaggio in Croazia

La difesa della Lazio continua a essere un settore...
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Ancelotti ricorda lo scudetto della Lazio nel 2000: “Dopo Perugia mi sentii male”

In una lunga intervista al Corriere dello Sport, Carlo Ancelotti ha rinvangato la sua esperienza sulla panchina della Juventus e quello scudetto perso a Perugia che consegnò alla Lazio il tricolore nel 2000: “Con la Juve non andarono bene i risultati. Nel calcio possono succedere tre cose: vincere, pareggiare, perdere. Nulla di peggio. Io non ho vinto. Anzi, a Perugia, ho perso. Fu una giornata assurda. Pioveva in un modo incredibile. C’era stata molta pressione nei giorni precedenti, un gol di Cannavaro annullato ingiustamente. Uno strano clima. Restammo allibiti nel vedere che la partita non veniva sospesa. Sembrava si dovesse giocare per forza. Io non ho mai visto una cosa simile. Un match sospeso per un’ora e un quarto con i giocatori nello spogliatoio, dove c’era una tensione, una fibrillazione fortissima. Io dopo quella sconfitta mi sentii malissimo anche perché era cominciata la litania sull’eterno secondo”.