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DERBY – Le statistiche e i precedenti

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Dopo la vittoria sul Rosenborg di giovedì in EL, la Lazio cerca il successo anche in campionato, dove negli ultimi due turni non ha portato a casa nemmeno un punto. Non sarà facile tuttavia contro la Roma di Rudi Garcia, reduce dalla perdita del primo posto in classifica dopo il ko con l’Inter: i biancocelesti soffrono infatti maledettamente le trasferte, dove finora hanno ottenuto solo 1 vittoria a fronte di 4 sconfitte, mentre i giallorossi sono imbattuti tra le mura amiche con 4 successi e 1 pari, in cui hanno però sempre subito almeno un gol.

Sul fronte dei numeri, quella di domani alle 15 sarà la sfida numero 162 tra le due squadre tra serie A e Coppa Italia e a prevalere è il segno X, uscito 60 volte contro le 59 della vittoria romanista e le 43 di quella laziale. Roma che è in vantaggio anche nel computo dei gol fatti, per 198 a 156. Negli ultimi quattro precedenti i giallorossi hanno ottenuto 2 vittorie e 2 pareggi, mentre gli ultimi successi biancocelesti sono datati 26 maggio 2013, 1-0 con rete di Lulic (in Coppa Italia), e novembre 2012, 3-2 (in campionato). In casa dei rivali, invece, le aquile non si impongono dal marzo 2012, 2-1 per effetto delle reti di Hernanes e Mauri.

A livello di allenatori, 3 sono le sfide dirette tra Garcia e Pioli, con quest’ultimo che non ha mai battuto il collega, collezionando 2 sconfitte e 1 pareggio. Altrettanto sconfortanti sono i precedenti con la Roma, che hanno visto il parmense imporsi una volta sola (nel settembre 2012, 3-2 in rimonta con il Bologna), a fronte di 4 pari e ben 6 ko. Imbattuto con la Lazio è invece il franco-asturiano, con 2 successi e altrettanti pareggi.

Per quanto riguarda gli uomini gol, bestia nera dei giallorossi è Matri, che li ha puniti ben 5 volte (solo all’Udinese ha segnato di più). Dietro l’ex Milan troviamo Mauri e Klose, entrambi a quota 3 (una delle quali segnata dal tedesco ai tempi del Bayern in Champions), e Parolo,Basta, Candreva, Anderson Lulic, fermi a 1 sigillo. In casa Roma, invece, lo spauracchio è Totti: il capitano romanista, che non dovrebbe essere della gara, ha firmato ben 11 reti nei derby (perdendo tuttavia in 14 occasioni). Dietro di lui Iturbe, a quota 3, e Pjanic, De Rossi Maicon, stabili a 1.


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LA NOSTRA STORIA Tanti auguri a Gigi Simoni

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Gigi Simoni ex allenatore della Lazio

Il 22 gennaio 1939 a Crevalcore, in prov. di Bologna, nasce Luigi Gigi Simoni.

Centrocampista cresciuto nelle giovanili della Fiorentina nel 1959 Gigi Simoni passa al Mantova dove conquista la serie A. Nel 1961 passa in prestito al Napoli in B, conquista un’altra promozione e vince la Coppa Italia. L’anno seguente torna di nuovo al Mantova e debutta nella massima serie. Nel 1964, si trasferisce al Torino. In granata rimane per tre stagioni e nel 1967 passa alla Juventus. A fine stagione accetta il trasferimento in Serie B al Brescia, con cui ottiene la promozione in Serie A. Chiude la carriera nel 1974, a 35 anni, dopo tre anni trascorsi al Genoa.

LA CARRIERA DA ALLENATORE 

Una volta appesi gli scarpini al chiodo intraprende la carriera di allenatore. Guida molte squadre: Genoa, Brescia, Pisa, Lazio, Empoli, Cosenza, Carrarese, Cremonese, Napoli, Inter, Piacenza, Torino, CSKA Sofia, Ancona, Siena, Lucchese e Gubbio. Ha al suo attivo 8 promozioni: dalla B alla A con Genoa (1975-76 e 1980-81), Brescia (1979-80), Pisa (1984-85 e 1986-87), Cremonese (1992-93), Ancona (2002-03); e dalla C2 alla C1 con la Carrarese nel 1991-92. Nel febbraio del 2009 diventa Direttore Tecnico del Gubbio ma a ottobre del 2011 torna in panchina al posto dell’esonerato Fabio Pecchia per poi riprendere il suo ruolo di direttore tecnico nel 2012. Nel campionato 2013/14 è Direttore Tecnico della Cremonese e nel giugno 2014 ne viene eletto Presidente. Il 23 giugno 2015 il CdA lo riconferma, ma il 2 giugno 2016 viene sostituito da Michelangelo Rampulla. Il Genoa ha inserito Simoni nella sua Hall of Fame.

L’ANNO ALLA LAZIO

Nella stagione 1985-86 è il Presidente Chinaglia ad affidargli la squadra laziale, appena retrocessa in B. “La Lazio per me poteva essere una grande occasione, le premesse per fare bene c’erano tutte. La squadra era buona, in organico c’erano Caso, D’Amico, Poli, Fiorini, Ielpo, Garlini  invece incappammo in una stagione davvero turbolenta. Due mesi dopo l’inizio del campionato Chinaglia decise di lasciare. La società si sfaldò e la squadra iniziò ad avere delle battute d’arresto. Restammo per sette mesi senza prendere gli stipendi, per fortuna riuscimmo a tenere il gruppo unito. Fu veramente dura ma alla fine ci salvammo. La partita decisiva era Lazio-Brescia, sugli spalti c’erano 40.000 persone in festa”.

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