L’ERBA DEL VICINO – La colpa è di Garcia o dei giocatori?

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L’intervallo, tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa, è un momento fondamentale per le sorti di un match. Quindici minuti durante i quali l’allenatore esaminando la prima frazione di gioco ha due possibilità: mantenere alta la concentrazione (se i suoi hanno ben figurato) o capovolgere le sorti della partita (se il risultato non è stato convincente). Nello spogliatoio del “BentegodiRudi Garcia vi era entrato con la Roma in vantaggio (Sadiq, Florenzi e rete di Paloschi) ed a tre punti dalla vetta (Fiorentina a 38 in attesa dell’Inter). Una fiducia nei propri mezzi ritrovata ed in piena corsa per lo scudetto. Al termine dei 90 minuti di gioco i giallorossi escono con un misero pareggio (rimontata due volte, prima con Dainelli e poi sul finale da Pepe che risponde al nuovo vantaggio siglato Iago Falque), il morale sotto gli stivali ed una sfida, la prossima all’Olimpico contro il Milan, crocevia per le sorti del tecnico transalpino.

Duole ammetterlo ma questa Roma di Garcia merita l’attuale posizione in classifica (quinta, a -3 dalla Juventus, a -5 dal duo Fiorentina-Napoli, a -6 dall’Inter capolista). Del quintetto che ambisce al titolo i giallorossi risultano essere il secondo miglior attacco (35 marcature a segno, dietro soltanto ai viola con 36) ma anche la peggiore retroguardia (21 reti al passivo, +10 rispetto ai nerazzurri, +7 rispetto a bianconeri e partenopei, +5 rispetto ai viola) con una sola vittoria nelle ultime cinque partite disputate (contro l’en plein della Juventus e le tre vittorie di Inter, Fiorentina e Napoli)

Numeri a parte il problema sembra essere interno alla squadra. La colpa è di Garcia o dei giocatori? Non è il match contro il Chievo che può fornire una risposa a questa domanda: la squadra era rimaneggiata e le scelte tecniche sono sembrate le più logiche. Ma se contro il Milan non dovesse arrivare una vittoria convincente allora il cambio di allenatore potrebbe essere una scelta obbligatoria. Senza se e senza ma. Perchè quei 1500 tifosi romanisti presenti a Verona meritano ben altro.

Simone Roselli