Inquietanti rivelazioni sul decesso di Piermario Morosini

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“Sul campo da gioco dello stadio di Pescara mentre Piermario Morosini, 26 anni, stava morendo per un arresto cardiaco, c’erano tre defibrillatori ma nessuno li utilizzò”. Questa l’inquietante testimonianza resa davanti al giudice monocratico del tribunale di Pescara lunedì scorso da Lelia Di Giulio, dirigente della Digos e vicequestore, che il 14 aprile del 2012, giorno del decesso del calciatore, era in servizio allo stadio Adriatico. Il dirigente ha fatto presente inoltre che Morosini si accasciò a terra dopo mezz’ora dall’inizio della partita tra Pescara e Livorno e che dopo 20 secondi entrò in campo il medico della squadra toscana, seguito da quello della formazione abruzzese e «subito dopo arrivò anche un operatore della Croce Rossa, con la barella, che però poco dopo tornò verso la sua postazione per prendere una valigetta gialla contenente il defibrillatore».  Quel dispositivo, che avrebbe potuto salvare la vita al giovane, però non venne usato così come gli altri due gestiti da Croce Rossa e Misericordia e un terzo che si trovava a bordo di un’ambulanza. Per la morte del calciatore sono state rinviate a giudizio tre persone: il medico del Pescara Ernesto Sabatini, quello del Livorno Manlio Porcellini e quello del 118 di Pescara Vito Molfese. Tutti e tre sono accusati di omicidio colposo.