Eriksson: “Ecco chi erano i veri leader della mia Lazio”

Ultime News

Il legame unico tra i tifosi e la Lazio: una passione oltre il calcio

Scopri come la tifoseria laziale plasmi l’identità del club con storie di fede, sacrificio e momenti indimenticabili dentro e fuori dal campo.

Fatti e curiosità poco noti nella storia della Lazio: segreti e aneddoti da scoprire

Dietro la storia della Lazio si celano aneddoti sorprendenti, simboli nascosti e leggende che ogni vero tifoso dovrebbe conoscere.

Derby Lazio-Inter: Marotta accende la polemica sulle scelte arbitro!

La Lazio è pronta a far tremare l'Olimpico. È...

Lotito alla riscossa: smentiremo i pessimisti o sarà l’ennesima delusione per la Lazio?

La tensione è palpabile, l'elettricità nell'aria quasi frizzante. La...
PUBBLICITA

Gli anni d’oro della Lazio targata Cragnotti ed Eriksson, sono, purtroppo, un lontano ricordo, a livello calcistico, per i tifosi biancocelesti. Ma sempre vivi a livello di emozioni. Anni di trionfi, coppe al cielo e di campioni che fecero innamorare milioni di tifosi. Ma quale era il vero segreto di quella Lazio così forte che dominava in Italia e in Europa? Per Sven Goran Eriksson, quel segreto aveva due cognomi: Simeone e Almeyda. Come riferì qualche anno fa a SkySport, i due argentini, insieme a Nesta, erano i leader di quella squadra, capaci di tenere sempre alta la concentrazione anche in allenamento. Di seguito uno spezzone della sua intervista che rilasciò nel lontano 2009:

Quella squadra era fatta di campioni. Campioni con la C maiuscola. Davano l’anima per quella maglia e per quei tifosi. I veri leader di quella squadra, oltre al capitano Nesta, erano Simeone e Almeyda. In tanti anni di carriera, non ho più visto due giocatori così in un centrocampo. Diego aveva tutto… Forza fisica, anticipo, sapeva a volte anche impostare il gioco, e aveva un senso di inserimento fantastico. Un leader nato. Matias invece era un condottiero. Lui non accettava il fatto che qualche avversario potesse superarlo. Non accettava i giochetti… Se superavano Diego, sapevo che qualche metro più in là c’era Almeyda. Da quelle parti non passava sicuramente. Erano fatti per giocare insieme… Anche una semplice partita in allenamento, la trasformavano in una guerra. Se perdevano, il giorno dopo sapevo che avrebbero chiesto la rivincita. Descriverli in una parola? GUERRIERI…