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Delio Rossi: “Inzaghi ha bisogno dell’appoggio della società”. Poi su Anderson e Klose…

L'ex tecnico biancoceleste Delio Rossi è intervenuto alla trasmissione radiofonica "I Laziali Sono Qua", per analizzare la tormentata stagione della Lazio e l'operato del tecnico Simone Inzaghi.

Dall'approdo del tecnico piacentino la Lazio sembra essere cambiata: "È difficile fare valutazioni dall'esterno. Da ciò che ho visto credo che la Lazio non riuscisse più a muoversi in campo come un gruppo, aspetto che al contrario era stato la caratteristica vincente della passata stagione. A volte all'interno degli spogliatoio scattano dei meccanismi che, da un particolare banale, scatenano una reazione a catena che diventa poi incontrollabile. Inzaghi l'ho conosciuto da calciatore, ma questo non basta per darne una valutazione da allenatore, perché cambia completamente il modo di ragionare da un ruolo all'altro. Posso dire che è un ragazzo molto intelligente e molto simpatico. Soprattutto conosce molto bene l'ambiente, penso che abbia la sensibilità calcistica e conosca le dinamiche dello spogliatoio per diventare un buon allenatore: la differenza però la fa sempre la società che deve avere la forza di sostenerlo anche nei momenti difficili. Deve essere una scelta non di comodo ma fortemente voluta, se si deciderà di affidare a lui la guida della prima squadra". Riguardo il mercato: "La Lazio lo scorso anno molto probabilmente ha fatto un campionato al di sopra delle aspettative. Penso che alla base ci sia stato un errore di valutazione, provare a superare il preliminare col gruppo dell'anno precedente e poi eventualmente intervenire sul mercato. Col senno di poi è stata chiaramente una scelta errata, bisognava intervenire subito sulle carenze già evidenziate l'anno scorso: con due-tre giocatori di livello il tasso tecnico sarebbe aumentato e alcuni problemi sarebbero stati prevenuti. I giocatori non devono avere l'alibi del mancato rafforzamento, ma devono essere pronti ad affrontare la concorrenza di altri calciatori forti in rosa”. Poi sui singoli, Felipe Anderson e Klose: "Si vede che Anderson ha delle qualità tecniche superiori: non so come si rapporta con i compagni, ma da quel che si può riscontrare è l'incostanza il suo punto debole. Penso che abbia la necessità di avere un allenatore che punti su di lui senza dubbi, senza essere messo costantemente sotto pressione. Bisogna trovare la chiave giusta, ricordo che Zarate aveva ancora più alti e bassi, ma sentire la fiducia dell'allenatore e dei compagni lo motivava fortemente. Klose? Parliamo di un campione del mondo, un grandissimo profilo del calcio internazionale, sempre pronto a mettersi a disposizione dei compagni. Il neo è la carta d'identità: alla sua età non si può avere più l'esplosività necessaria per reggere certi ritmi. È chiaro che Klose deve decidere il suo futuro, ha vinto tutto quello che doveva vincere e ora deve essere libero di decidere per la fine della sua carriera”. Infine chiusura sul suo rapporto con i tifosi biancocelesti: "Mi riempie sempre d'orgoglio essere accostato ad allenatori che hanno fatto la storia della Lazio a livelli assoluti. Ho allenato forse una Lazio che non è stata la più forte, neanche relativamente a questi ultimi anni di gestione societaria. Però era una squadra che dava il massimo e riusciva a offrire anche un buon gioco. Ricordo che mi dissero che chi si comporta bene con la Lazio viene ricordato con affetto per sempre, e devo dire che questa si è rivelata la verità. Ed è un attestato a livello umano che mi fa particolarmente piacere".

Biografia autore

Giulio Piras

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