De Sciglio, il mental coach shock: “Era sull’orlo della depressione…”

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Con la sua buonissima gara contro la Spagna, il giovane Mattia De Sciglio si è tolto una bella soddisfazione e si è definitivamente scrollato di dosso un periodo negativo che lo ha reso oggetto di tante e forti critiche. Critiche che per un giovane possono portare a conseguenze piuttosto pesanti se non si ha la forza di andare avanti e di cercare di dare una svolta. E’ quello che ha rischiato seriamente il terzino del Milan. L’ammissione è arrivata dal diretto interessato durante una conferenza stampa. Sembrava avere imboccato un tunnel senza uscita. Mesi raccontati ora, in una lunga intervista concessa a ‘La Gazzetta dello Sport‘, dal mental coach Stefano Tirelli“Al nostro primo incontro Mattia aveva gli occhi spenti. Non era depresso, ma a un passo dalla depressione Sì. Soffriva per le critiche dei tifosi e della stampa, era tormentato dagli infortuni. Si sentiva in colpa se usciva la sera per una pizza con la fidanzata. Suo padre Luca mi disse: A noi genitori il Mattia calciatore interessa relativamente. A noi preme il Mattia figlio, gli restituisca il sorriso e saremo contenti“.

Quindi Tirelli spiega il metodo utilizzato per ‘aiutare’ De Sciglio“Abbiamo cominciato a lavorare, un paio di sedute a settimana. Siamo andati alla scoperta delle potenzialità motivazionali e abbiamo sbloccato i livelli energetici del sistema dei meridiani della medicina cinese. Il nostro corpo è come il mare ed è attraversato da varie correnti, quelle di De Sciglio erano bloccate. Le abbiamo riattivate con digito-pressioni sugli arti, piedi, gambe e braccia: la stessa tecnica dell’agopuntura, ma con le dita, senza aghi. Abbiamo liberato i canali energetici di Mattia, gli abbiamo restituito le correnti. Noi non abbiamo soltanto muscoli, ossa e vene, esistono anche i canali energetici”. Infine il mental coach rivela: Ho capito che Mattia ce l’aveva fatta quando l’ho visto lottare per rimanere in campo a Verona, nonostante la ferita al volto. Sanguinava, sentiva dolore, non voleva uscire, poi lo hanno sostituito. Quando l’ho incontrato, gli ho detto: La cicatrice ti fa più uomo, dimostra come sia nato un nuovo Mattia. Da Verona ha ripreso a essere la persona e il giocatore che era. A me, come ai genitori, interessava che Mattia ritornasse se stesso, e oggi possiamo dirlo. Mattia è di nuovo felice”.