LAZIO, IL PAGELLONE 2016 – La dirigenza

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Il direttore sportivo Igli Tare: voto 7 – “Elastic Heart”, tanto bravo a lavorare sotto traccia, quanto poco apprezzato per un eloquio non proprio cristallino. E non c’entra parlare sette lingue o anche più: non è questione certo culturale ma di sostanza, dal Klose trattenuto con tutte le forze (ma quando mai? la risposta piccata del tedesco) a Luis Alberto atteso “con curiosità”, all’Europa League “da vincere” alla presentazione sin troppo enfatica di Bisevac. Il problema è sempre quello, piazzare l’asino dove vuole il padrone, perché quando i margini di lavoro si allargano, si conferma un signor direttore sportivo. Da Immobile preso a otto milioni alle scoperte di Wallace e Bastos che hanno messo a posto una difesa che sembrava irrecuperabile, a De Vrij, Biglia e Anderson e Keita, che forse se ne andranno ma se sono lì non ce li ha messi di certo Babbo Natale. Sul piano vendite ci sarebbe qualcosa da ridire, visto che lui paga i suoi gioielli meno di quanto costano i vari Maksimovic e Bruno Peres, ma le storie Candreva, Hernanes e forse Keita all’orizzonte dicono che tirare troppo la corda non paga nel mercato di oggi. Ma anche in questo, la colpa è davvero sua?

Il Presidentissimo Megadirettore Ereditario Dottor Ing. Gran Mascalzon. di Gran Croce Visconte Claudio Lotito: 10 – Troppo facile dare un voto ad un personaggio così ingombrante, così accentratore, soprattutto così capace di fare incazzare tutto e tutti, giorno e notte. Lotito è come Berlusconi, sarà capito tra 20 anni. Ovvero quando sarà troppo tardi. Nel frattempo, il nostro continua a beccare bucce di banane che manco Tavecchio con Opti Pobà (Bielsa), ma dalla sua ha la capacità di diventare Machiavelli (o almeno così ha detto lui stesso). E recuperare Inzaghi (altro che tappetino…) e un gruppo di ottimi calciatori, forse lasciati al loro destino troppo presto e troppo spesso (in questo senso sono più che buone le mosse Diaconale & Peruzzi). A preoccupare è la solita mancanza di ambizione, che non si limita alla mancanza di mezzi per vincere la Champions League, ma a un mercato che non migliora mai la rosa quando la squadra è già buona, ad investimenti sistematicamente compiuti dopo le cessioni, a rinnovi di contratto tirati per le lunghissime, al vizietto di cercare di non pagare le ultime mensilità manco a gente come Onazi che sfama più orfanelli di madre Teresa. E allora dieci? Sì, il voto giusto quando tutti sbraitano ma poi alla fine il massimo che viene prodotto dall’ambientone è un messaggio di pronta guarigione a Florenzi. Andando verso i 13 anni di presidenza, la consapevolezza è più importante della propaganda.

D’altronde il cinese diceva: se il tuo nemico te lo mette nel culo, non agitarti troppo. Faresti solo il suo gioco.