Doppiette nel derby: prima di Keita l’ultima fu del Mancio

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Solo un giocatore sicuro dei propri mezzi può riuscire in un’impresa simile. Il primo gol: stop e controllo di destro, un paio di passetti e sinistro sotto le gambe di Emerson Palmieri con palla che finisce alle spalle di Szczesny. Il secondo: assist di Lulic e tap-in di destro. Si è compiuta così la canonizzazione sportiva e derbistica del giocatore della Lazio, Balde Diao Keita.

L’ULTIMA DOPPIETTA NEL DERBY

Qualità straordinarie, meraviglie pubblicamente esibite, traiettorie che si possono solo immaginare. Calcio sublime che resterà nella memoria di tutti assieme alla sua linguaccia, espressione tipica di contentezza beffarda. Keita è stato il primo laziale a realizzare una doppietta in un derby di campionato dopo quella di Roberto Mancini nel 1998. Era domenica 29 novembre e Lazio-Roma finì 3-3, doppietta di Mancio (il secondo gol di tacco volante) e rigore di Salas. Allora furono i giallorossi a rimontare. Da domenica verranno ricordati i due gol di Keita, che ha portato a 13 il numero dei suoi gol stagionali in A. Mai così tanti. Tre in più rispetto a quelli messi a segno nelle prime tre stagioni. Era da ottobre (Empoli e Udinese) che l’attaccante senegalese non segnava in due gare consecutive di campionato. Con lui in campo i biancocelesti hanno vinto 9 delle 10 gare in cui ha segnato (un pareggio).

KEITA NELLA STORIA DELLA STRACITTADINA

Quello di domenica è stato il terzo 3-1 della Lazio in casa della Roma in campionato. Gli altri risalivano al 6 marzo 1955 (doppietta di Burini e gol di Hansen) e al 2 novembre 1997 (Mancini, Casiraghi, Nedved). Keita è passato dalla tripletta rifilata al Palermo alla doppietta alla Roma. Ha propiziato la vittoria, ha ristabilito l’ordine delle cose, ha cancellato l’ingiustizia dell’arbitro Orsato. Quando si segna in un derby si può reagire in tanti modi, lui ha esultato correndo davanti alla panchina giallorossa. Il gol nel derby gli mancava. Se c’era un anno in cui avrebbe potuto segnarlo era questo. Come ricorda Il Corriere dello Sport la storia va d’accordo con la giustizia.