EDITORIALE – La UEFA riveda gli orari delle gare e la valutazione sui buu razzisti

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UEFA. Un organismo che non perdona, altro che fascismo

Siamo alla vigilia della seconda giornata di Europa League e domani la nostra Lazio scenderà in campo contro lo Zulte Waregem, la gara della Lazio verrà trasmessa in TV e sarà l’unico modo per seguirla, perché come tutti ormai saprete, la gara si disputerà a porte chiuse a causa dei presunti buu razzisti dei sostenitori biancocelesti in occasione della sfida Sparta Praga-Lazio.

Qui inizia il nostro ennesimo discorso di sensibilizzazione, non tanto verso i tifosi che non ne hanno bisogno, ma soprattutto nei riguardi delle decisioni deliberate dai membri della UEFA, sempre pronti a sanzionare i modi di tifare non conformi al diktat del tifoso 2.0: un tifoso privo d’identità e cultura sportiva, uno spettatore che non può accendere una torcia oppure inveire contro un atleta, che dovrebbe rimanere seduto e che non può portarsi un panino da casa. Tutte regole assurde di un calcio che non invoglia più e che nei nomi del dio denaro, sta perdendo terreno con la lunga tradizione europea, vera anima del football.

TIFOSO CONSUMATORE

I signori del calcio, vogliono un tifoso-consumatore che rimane seduto che applaude come un burattino. Mai noi, per fortuna, non saremo mai come loro coi vogliono. Noi siamo della Lazio e andiamo avanti per la nostra strada. Abbiamo il nostro modo di tifare e soprattutto di pensare. Eppure stiamo in uno stadio di calcio, non su un campo da tennis. La parolaccia, seppur maleducata, può starci eccome. Le roi Michel Platini non è più (per fortuna), presidente dell’organismo europeo, perché sospeso dal Comitato etico FIFA per sei anni, ma il modus operandi della Uefa non è di molto cambiato anche col suo predecessore Aleksander Čeferin. 

Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca. E’ impossibile già solo immaginarlo, avere uno stadio gremito, senza che nessuno esca fuori dai canoni della decenza. Non si può chiudere uno stadio solo perché cento-duecento o anche una curva intera, inveisce contro un giocatore di colore, per giunta plurimiliardario e protagonista sul campo, che di certo non sta a pensare a un gruppo di tifosi, più o meno cafoni. Non può essere razzismo, perché altrimenti tutti i “bibitari” verrebbero picchiati. Prima c’era Hoedt e ci salvavamo, ma ora come possiamo?

DINAMO LIONE

In questo modo si danneggia tutta la tifoseria e non è giusto. Tutt’al più si potrebbe chiudere il settore, ma giocare la gara a porte chiuse è proprio esagerato. Tutti ci ricordiamo della gara del Lione quando si qualificò per gli ottavi di Champions League. Il sospetto che dietro quel Dinamo Zagabria – Lione 1-7 ci sia stata una combine è fortissimo e suffragato anche da alcuni elementi come l’inquietante fotogramma in cui un difensore dei croati, dopo una delle reti segnate dagli ospiti, fece l’occhiolino e il pollice in su a Bafétimbi Gomis. Lì nessuno della Uefa gridò allo scandalo, nessuna crociata contro l’etica sportiva, è più importante il coro di cinquanta tifosi di curva.

ORARI CONTESTUALIZZATI AL TERRITORIO

A Roma non si può giocare alle ore 19:00, questo è già stato assodato gli scorsi anni con le partite europee della Lazio. Dove in alcune circostanze si è arrivati a non toccare nemmeno le 1500 presenze. Il fatto che si giochi in un giorno feriale è innanzitutto un grande problema per chi deve recarsi allo stadio, ma l’orario non migliora assolutamente la situazione. Moltissime persone di giovedì alle 19:00 lavorano o hanno appena smesso di lavorare, in questo modo per loro è impossibile seguire la partita dal vivo. Stesso discorso per chi abita fuori la capitale. Insomma alle 21:00 gli spettatori sarebbero facilitati a raggiungere l’Olimpico, ma questo qualcuno non lo capisce, o non lo vuole capire?

SI ALLONTANA IL TIFOSO

Una cosa noi la capiamo benissimo, dietro questi discorsi girano non pochi soldi. I diritti tv hanno sicuramente la loro importanza nel calcio, la maggior parte del denaro arriva grazie a loro. Ma lo spettatore così è del tutto penalizzato. In quest’era dove per un motivo o per un altro gli stadi si svuotano sempre di più, giocare alle 19:00 significa inserire un altro tassello per far allontanare il tifoso dalla propria squadra del cuore.

La domanda che bisogna farsi a questo punto è una: vengono prima i diritti tv o i tifosi?

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