LA NOSTRA STORIA – Giorgio Magnocavallo

Foggiano di nascita, bergamasco di adozione e biancoceleste nel cuore. L’11 aprile 1957 nasce a Chieuti Giorgio Magnocavallo. Uno dei grandi eroi di quella Lazio che sotto la guida di Eugenio Fascetti si salvò dalla C nonostante la penalizzazione di nove punti.

Nato in Puglia, in prov. di Foggia. Poco dopo la sua nascita si trasferì con la famiglia in provincia di Bergamo. Cresciuto nelle giovanili dell’Internazionale. Debutta tra i professionisti nella stagione 1975-76 con la maglia del Lecco in serie C. Nella stagione successiva passa al Varese dove arriva all’esordio in serie B. A seguire Brescia e Genoa, senza riuscire mai però a diventare titolare fisso. Nel 1979 accetta di tornare in Serie C1 alla Triestina e vi resta per due stagioni, per poi venire acquistato dall’Atalanta. Con gli orobici in tre anni conquista la doppia promozione dalla Serie C1 alla A. Nella stagione 1984-1985 Giorgio Magnocavallo esordisce nella massima serie disputando poi l’intero campionato da titolare.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

A fine stagione viene acquistato dalla Lazio su indicazione di Giorgio Chinaglia. In due stagioni in maglia biancoceleste, entrambe in Serie B, totalizza 54 presenze e 3 reti in campionato e 7 presenze in Coppa Italia. In una intervista ricordando le sue stagioni biancocelesti ha dichiarato: “La stagione 1986-’87 la ricorderò per sempre. Ero capitano dell’Atalanta in Serie A e ho rischiato di scendere in C con la Lazio. La società biancoceleste però aveva più ambizioni. Mi chiamò Chinaglia in persona per convincermi. Aveva un grande entusiasmo e la Lazio sempre nel cuore. La sua passione l’ha rovinato”. Tipo cordiale, Magnocavallo amava divertirsi: “Mi è sempre piaciuto fare scherzi. A volte davo appuntamento in un ristorante a 100 km.. Gli altri arrivavano ma in realtà il ristorante non esisteva“.

LA STAGIONE DEI -9

Il più permaloso di quel gruppo chi era? “Malgioglio. Era un tipo introverso, lo prendevamo in giro perché veniva dalla Roma“. Poi però la voce si fa seria: “Avevamo paura di finire in Serie C. Le gambe non ci reggevano più, è stata un’annata difficile“. La rete di Poli con il Campobasso è stata come una liberazione: “Una cosa incredibile, un sollievo e una gioia infinita, come vincere uno scudetto“. Prima della partita una settimana vissuta lontano dai compagni: “Fascetti mi aveva dato il permesso per andare al corso allenatori. Ma ricordo che non ero molto attento. La testa era agli spareggi“. Gruppo unito quello: “Come una famiglia, quella era la nostra forza. In campo giocavamo sempre per la maglia, nessuno si tirava mai indietro“. Un leader di quella squadra: “Mimmo Caso, la sera veniva nelle camere per caricarci“.

A ottobre del 1987 venne ceduto al Barletta in Serie B, con cui disputa due stagioni. Conclude la carriera in C2 con le maglie di Spal e Formia. Appesi gli scarpini al chiodo diviene allenatore, guidando tra le altre Frosinone, Asperiam e Pagazzanese.

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