LA NOSTRA STORIA Uber Gradella, per Amore soltanto per Amore

Sarà sempre ricordato come colui che “fece il gran rifiuto”. Uber Gradella nacque il 14 giugno del 1921 a Mantova. Dopo aver militato in compagini minori nel 1937/38 entra nella squadra della sua città. L’anno successivo si trasferisce al Verona dove fa il suo esordio in Serie B.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Nel 1940 arriva a Roma. Ha appena 19 anni e un paio di stagioni di Serie B alle spalle. Con la Lazio di Silvio Piola, allenata da Geza Kertesz, si dimostra portiere sicuro e affidabile. Gradella ereditò la maglia che era stata di due grandi portieri: Ezio Sclavi e Blason. Nel 1942/43 la guerra lo costringe a trasferirsi a Biella, dove gioca nella squadra locale. Poi nel ’44 si sposta a Novara, dove era stato richiesto dal CT della Nazionale Pozzo e dove aveva compagni di squadra Silvio Piola e Luciano Ramella.

IL RITORNO NELLA CAPITALE

Nel 1945 torna a Roma. Nel 1947/48, alla ripresa dei campionati nazionali dopo gli eventi bellici, gioca 34 partite. La stagione successiva a causa di un grave infortunio riportato contro l’Atalanta ne gioca solo 10. Un infortunio che all’epoca avrebbe messo fine alla carriera di qualsiasi giocatore. Ma non Gradella che, dopo una serie di interventi chirurgici, ritornò in forma e pronto a riprendersi la maglia.

IL RIENTRO DOPO L’INFORTUNIO

Al suo ritorno in campo però trovò la porta occupata perché nel frattempo la società,  convinta che il portiere non si sarebbe più ripreso, aveva comprato dalla Juventus il più grande portiere di quei tempi: Lucidio Sentimenti, detto Cochi. A Gradella la società concesse la lista gratuita in modo che il portierone fosse libero di accordarsi con altre squadre. L’Inter si fece avanti ma Uber si rifiutò e si ritirò a soli 28 anni, nel pieno della maturità quando ancora avrebbe potuto dare tanto al calcio italiano. “Non mi sarei potuto vedere con  una maglia che non fosse quella della Lazio” dichiarò manifestando il suo grande amore per i colori bancocelesti.

DOPO IL RITIRO

Per amore della Lazio, i cui colori del cielo lo avevano incantato, lui che era venuto da Mantova rimase a Roma dove aprì un negozio di articoli sportivi. Luogo dove per cinquanta anni continuò a parlare e a raccontare la sua Lazio. Le pareti del locale erano piene di giornali incorniciati in cui si rievocavano le sue splendide parate. Dopo aver chiuso il suo esercizio commerciale a causa di alcuni problemi ortopedici alle gambe si stabilì sulla Via Cassia. Uber Gradella è stato un giocatore corretto e sportivo e un uomo di grandissima signorilità e gentilezza, come nella migliore tradizione della vera Lazialità. E’ stato per lungo tempo il decano dei giocatori laziali. Ci ha lasciato il 6 gennaio del 2015.

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