LA NOSTRA STORIA – Mario Frustalupi, la mente della Lazio di Maestrelli

Pulici, Petrelli, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico. All. Maestrelli. Chi non conosce a memoria gli eroi del primo scudetto della Lazio!!!

Passano gli anni ma questi nomi e i loro volti restano scolpiti nei cuori dei tifosi della Lazio. Una banda di ‘matti’ capace di mostrare due facce della stessa medaglia. Divisi fuori dal campo ma uniti in un immenso e infinito abbraccio sul terreno di gioco. Tante grandi personalità differenti tra loro, tanto forti quanto diverse. Capaci di fondersi in un unico blocco la domenica sul campo. Impenetrabile e insuperabile come lo sguardo, fiero e paterno, di colui che li guida. Fra tutti quei campioni, a centrocampo, giostra uno dei personaggi più importanti. Se non addirittura il più importante come riconosciuto anche dai suoi compagni di squadra: Mario Frustalupi.

GLI INIZI

Frustalupi nasce a Orvieto il 12 settembre del 1942. Muove i primi passi nella squadra della sua città, l’Orvietana, dalla quale passa alle giovanili della Sampdoria. Nella squadra del capoluogo ligure effettua il grande salto arrivando all’esordio in serie A nella stagione 1960-61. Trascorsi otto anni tra le fila doriane passa all’Inter e da qui alla Lazio nel 1972, in cambio di Massa e un conguaglio di 400 milioni.

IN BIANCOCELESTE IN ETA’ AVANZATA

Arriva nella società biancoceleste all’età di 32 anni tra i mugugni dei tifosi. I sostenitori della Lazio contestano all’allora presidente Umberto Lenzini di aver ceduto un loro beniamino per un giocatore a fine carriera. L’impatto con la piazza non è dei migliori. I primi tempi risultano difficili per il calciatore che non riesce a legare con i nuovi compagni e, di conseguenza, a dimostrare le sue potenzialità. In aiuto del’ex interista arriva il papà buono di quella squadra, Tommaso Maestrelli, che decide di apportare alcune modifiche all’assetto in campo. Modifiche che si rileveranno decisive per il proseguio della carriera biancoceleste di Frustalupi.

IL TOCCO MAGICO DI MAESTRELLI

Il “Maestro” arretra il raggio d’azione di Re Cecconi ed affida a lui il compito di guidare il centrocampo, promuovendolo nel ruolo di regista. Da quel momento si compie il salto di qualità, la Lazio inizia a girare sempre meglio e gli avversari cominciano a temere i dirimpettai biancocelesti, che grazie al gioco ormai collaudato della squadra si misurano alla pari con chiunque si trovino davanti, affrontando a testa alta e a viso aperto tutti, dai più deboli alle grandi squadre del Nord, che in quel periodo dominano e vincono sia tra i confini nazionali che all’estero.

UNA CRESCITA COSTANTE

I biancocelesti, consapevoli dei propri mezzi acquistano sicurezza e, mostrando un gioco ed una forza di volontà fuori dal comune, iniziano la meravigliosa cavalcata che li porterà alla conquista del primo scudetto della storia biancoceleste. Dopo il successo ottenuto dalla squadra capitolina, Mario Corso, icona interista disse di lui: “Quando Frustalupi venne ingaggiato dalla Lazio, io ho sostenuto che quello sarebbe stato, a lungo andare, il più importante colpo del mercato. Adesso credo che siano tutti a darmi ragione. Ma io non sono un indovino, sono uno che il calcio lo conosce abbastanza per poter definire Frustalupi un campione. Dopo l’esperienza alla Lazio, dato di nuovo per finito, viene ceduto al Cesena, dove milita anche un vecchio compagno biancoceleste, Giancarlo Oddi. Grazie anche al grande carisma ed alla bravura dei due la società romagnola si classifica sesta in campionato raggiungendo una storica qualificazione in Coppa Uefa. In seguito passa alla Pistoiese, cogliendo anche qui un risultato straordinario, la promozione in serie A.

IL RITIRO

All’età di 39 anni lascia il calcio e diventa il direttore sportivo della squadra toscana, rimanendo però sempre in contatto con la società biancoceleste, alla quale segnala un giocatore uruguaiano: quel Ruben Sosa che per i suoi gol e le sue scorribande farà impazzire i sostenitori biancocelesti alla fine degli anni ’80. Il 14 aprile del 1990, in un sabato di Pasqua, con i tifosi allo stadio Flaminio a seguire la squadra in un incontro con l’Ascoli, arriva la notizia della sua scomparsa a causa di un terribile incidente automobilistico. La “maledizione dello scudetto” colpisce ancora e il Frusta ci lascia, andando a raggiungere gli altri angeli biancocelesti, per orchestrare da par suo la regia del disegno scolpito dal fato nella centenaria storia della prima squadra della capitale.

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