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LA NOSTRA STORIA L’ex attaccante Giuseppe Galderisi

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LA NOSTRA STORIA Giuseppe Galderisi nasce a Salerno il 22 marzo 1963. Era soprannominato Nanu. Cresce a Trecasali, provincia di Parma. Gioca nelle giovanili della Vietri-Raito, nel salernitano. A quattordici anni e mezzo è acquistato dalla Juventus. Ad agosto del 1980 esordisce in prima squadra. Coi bianconeri gioca altri due campionati vincendo due scudetti e una Coppa Italia.

Nel 1983 Giuseppe Galderisi passa all’Hellas Verona. Nella stagione successiva contribuisce alla conquista dello storico scudetto scaligero. Nel 1986 si trasferisce al Milan. Nell’annata 1986-1987 vince il Mundialito per club. La stagione successiva scende in Serie B con la Lazio, centrando la promozione in A. Dopo una sola stagione in maglia biancoceleste torna al Verona. Nella stagione 1989/90 si trasferisce al Padova dove milita per sei anni. Termina la carriera da calciatore negli U.S.A. giocando due stagioni con i New England Revolution e i Tampa Bay Mutiny, nella Major League Soccer. Conta dieci presenze con la Nazionale italiana. Partecipa al Mondiale 1986 giocando tutte le gare disputate in Messico. A gennaio 2004 è colpito da un attacco cardiaco, da cui si è ripreso, mentre stava rientrando a casa in compagnia della moglie Perla. Terminato di giocare diviene allenatore. Guida Cremonese, Mestre, Giulianova, Gubbio, Viterbese, Sambenedettese, Avellino, Foggia, Pescara, Arezzo, Benevento, Triestina, Salernitana. A gennaio 2014 si trasferisce in Portogallo per allenare l’Olhanense, squadra di Primeira Liga. In seguito guida Lucchese e Gubbio. Attualmente allena la Vis Pesaro.

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FOCUS Nasce la Superlega. Quale futuro per la Lazio?

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I ribelli sfidano il panorama europeo con la Superlega. E’ guerra aperta con la FIFA e l’UEFA

Nella notte del 18 Aprile una notizia ha scosso l’intero mondo del pallone: l’attuale presidente del Real Madrid Florentino Pèrez e Andrea Agnelli presidente della Juventus hanno annunciato la nascita della nuova competizione europea per club, l’anti Champions, la Superlega

COME FUNZIONA E PERCHE’ NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LA NBA

Quindici club fondatori fissi più cinque che ogni anno saliranno per meriti sportivi si sfideranno dalla stagione 2022. Tre club sono ancora da scegliere dopo che Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Psg hanno declinato l’invito. I 12 già decisi sono : Juventus, Inter, Milan per l’Italia, le tre spagnole Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid e le sei inglesi Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Tottehnam Hotspur e Liverpool.

Tra le cinque squadre che ogni anno saliranno potrà esserci anche la Lazio. Secondo il regolamento della Superlega ogni anno 5 squadre dei top 5 campionati in base ai risultati nella loro lega nazionale potranno essere invitate al torneo. Nel caos generale è stato fatto molto spesso il paragone con la lega di basket americana, la Nba. Addirittura in molti si sono affrettati a definirla Superlega sul modello Nba, però sbagliando. La prima differenza abissale è che la Nba è a livello nazionale (comprende franchigie degli Usa più il Canada), mentre la Superlega è a livello continentale, il continente Europeo appunto. Se l’unica somiglianza tra i due format è il modello senza retrocessioni, troviamo altre differenze non da poco, tra cui il Draft un sistema di scelta di giovani talenti provenienti quasi esclusivamente dai college. La Nba posa molte delle sue basi proprio dai settori giovanili cosa che il calcio europeo in molti casi non fa, come ad esempio il campionato italiano che è il paradiso dei calciatori over 30. Altro aspetto davvero importante è il tetto salariale che è il caposaldo del basket americano. Si tratta di un sistema per regolamentare l’ammontare complessivo di denaro che ogni franchigia può utilizzare per gli stipendi dei propri giocatori, un modo creato ad hoc dalla Nba per non creare squilibri tecnici ed economici e rendere quindi più equilibrato il campionato. Grazie a esso molte squadre sono passate da lottare per il titolo a finire in neanche zona playoff, ad esempio i Chicago Bulls o l’esatto contrario come i Los Angeles Clippers e i Brooklyn Nets che, nell’ombra dei cugini più famosi Lakers e Knicks, adesso possono dire la loro. Nella Superlega non è stato fatto nessun riferimento ad un tetto salariale, quindi nella competizione finanziata dalla banca JP Morgan i club potranno decidere autonomamente quanto spendere per gli ingaggi dei propri calciatori, arrivando magari a superare le cifre già astronomiche che prendono Messi e Ronaldo nei loro rispettivi club.

RIPERCUSSIONI E PROTESTE ANCHE DAL MONDO LAZIO

Se le idee sul format non sono chiare, sono invece chiarissime le posizioni prese dal mondo esterno. Molti tifosi hanno definito la Superlega come la morte del calcio. Ad esporsi anche personaggi del mondo politico italiano come Enrico Letta Segretario del PD che ha sottolineato “come il calcio sia fatto di favole come quella del Ajax o L’Atalanta” oppure il Leader della Lega Matteo Salvini che ha ricordato la gloria del suo vecchio Milan nelle competizioni Uefa, passando poi per l’ex Presidente del Consiglio Conte al neo Draghi che hanno definito ciò “un danno ai sacri valori dello sport”. Non sono mancate le risposte neanche dal mondo Lazio dove il centrocampista spagnolo Luis Alberto e il portiere Pepe Reina sui social hanno dimostrato dissenso alla competizione, il primo con un storia su Instagram, il secondo con un tweet.

La Superlega quindi non è ancora iniziata, ma è già la competizione più discussa di sempre.

Articolo di Emanuel Susanna

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