Emma, incredibile vicenda della bambina cacciata dal lido di Pescara perché laziale

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Il padre di Emma, con un post sui social, ha riacceso i riflettori su una verità assoluta che fa male a chi ama lo sport del calcio: neanche i bambini vengono risparmiati dai campanilismi e dalle rivalità calcistiche che vengono affrontate in maniera poco sportiva da alcuni personaggi.

Dinamiche che da sempre fanno parte degli sfottò sportivi, che però non dovrebbero mai sfociare in prevaricazioni verso i minori ai limiti dell’atto di bullismo, di cui però ciclicamente ci si ritrova spesso a venirne a conoscenza.

Emma, il cappellino e la maglietta della Lazio a Pescara

Sarebbe stato questo il “peccato capitale” della piccola Emma, in una tranquilla giornata di mare e di vacanza con la sua famiglia sul lungomare della ridente cittadina abruzzese. Dopo un giro in bici, l’esigenza di refrigerarsi e rifocillarsi e il buon odore di frittura avrebbe attirato la famiglia verso il ristorante-lido pescarese, dove è avvenuto il fattaccio.

Come riportato dal quotidiano locale “Il centro“, una volta entrati nel locale, il proprietario avrebbe chiesto alla famiglia di Emma di spostare le biciclette che stavano utilizzando in quanto “celesti”. Accolta la richiesta e spostati i mezzi, la bambina di 11 anni sarebbe stata invitata dal gestore a cambiare la maglia e rimuovere il cappellino della Lazio per entrare nel locale. La famiglia pensava a uno scherzo, e invece non era così.

Naturalmente, non cadiamo nel tranello di fare di tutta l’erba un fascio, con alcuni pescaresi che hanno manifestato il proprio sdegno di fronte alla vicenda, tra cui il noleggiatore di bici a cui si era rivolta la famiglia che ha dichiarato di “vergognarsi di fronte al fatto. Chiedo scusa a nome di tutti, perché Pescara non è così”