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Igor Protti sfida la malattia: “Avversario sleale, parte in vantaggio, ma io ribalto. I tifosi e quel giorno da muratore”

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Igor Protti affronta la sua sfida più grande: “Combatto un avversario sleale”. La forza dei tifosi e il ricordo di un campione #CalcioEroi #ForzaIgor

Immaginate un’icona del calcio italiano, un bomber che ha segnato epoche intere con i suoi gol, ora impegnato in una battaglia personale che cattura l’attenzione di tutti. Igor Protti, il leggendario attaccante che ha conquistato titoli di capocannoniere in Serie A, B e C1, sta affrontando la sua partita più difficile con la stessa tenacia che l’ha reso un simbolo. Non solo un giocatore, ma un uomo che ha sempre messo il cuore in campo, Protti si è aperto in un’intervista toccante, rivelando come l’affetto dei tifosi stia diventando la sua arma più potente contro un “avversario sleale”.

Dopo aver annunciato la sua malattia, descritta come un “sgraditissimo ospite”, Protti ha condiviso momenti emozionanti che fanno riflettere su cosa significhi davvero il calcio. Nel suo giro di campo a Livorno, ha spiegato: «Emozioni troppo difficili da spiegare. Volevo essere lì anche se ero sotto chemioterapia. Faccio cicli da 48 ore e mi stancano tanto ma ci tenevo perché da quando ho annunciato la malattia ho ricevuto un’ondata di affetto che non mi aspettavo così grande. Il pensiero del futuro c’è e mi sono detto: “Igor andiamo, è un’occasione e non si sa se ce ne potranno essere altre”. La forza viene da tutta la gente che mi è stata vicino fin dall’inizio». Queste parole non solo suscitano ammirazione, ma anche curiosità su come un semplice gesto possa trasformarsi in un’onda di sostegno inaspettata.

L’ex bomber è rimasto stupito dall’affetto trasversale, che va oltre le rivalità: «Certo, e non posso non pensare ai messaggi di tifosi di tante squadre contro cui ho giocato derby sentitissimi. Pisa, Spezia, Lecce, Roma… Il calcio è una grande comunità e c’è qualcosa che ci unisce nei momenti bui. Me l’hanno dimostrato le “mie” piazze e non solo». È affascinante pensare a come il mondo del calcio unisca persone in tempi difficili, trasformando avversari in alleati. Protti ricorda anche momenti chiave della sua carriera, come a Bari, dove il titolo di capocannoniere non avrebbe mai sostituito la salvezza della squadra: «Assolutamente sì. Avrei regalato uno o più gol».

Guardando indietro, Protti parla con umiltà della sua vita sul campo, da quando era un giovane centrocampista ispirato da idoli come Rivera, fino a diventare un attaccante ammiratore di Vialli e Hughes: «Rivera, perché nelle giovanili ero un centrocampista. Poi mi hanno spostato in attacco e lì ammiravo Vialli e Hughes. Attaccanti generosi, combattenti, che “picchiavano” e le prendevano. Era il calcio che volevo vivere io». E chi non si chiede se esista un erede del suo stile? Lui stesso accenna a un confronto: «Un giornalista di Bari quando è arrivato Lautaro mi ha scritto: “Igor, sembra di vedere te”. L’ha detto una persona che stimo e io riporto soltanto».

La sua storia personale aggiunge depth alla figura del calciatore spietato in campo ma umile fuori: «Questo Igor nasce quando a 11 anni volevo il pallone di Argentina ’78 e il mio babbo, muratore, mi ha portato in cantiere. Mi ha fatto vedere cosa significava guadagnare per comprarlo. Dopo una settimana di lavoro l’ho ringraziato e gli ho detto che non lo volevo più». Momenti come l’esultanza del “trenino” a Bari rimangono iconici: «Nasce con Guerrero, ci disse che in Colombia dopo un gol andavano alla bandierina a quattro zampe, però sparpagliati. Noi l’abbiamo interpretata tutti uniti. La più bella esultanza nella storia del calcio». E sulla sua carriera, Protti non ha rimpianti: «No, ma non ho rimpianti. Se tornassi indietro rifarei esattamente le stesse scelte».

Oggi, di fronte alla sua sfida più grande, le sue parole finali risuonano come un inno alla resilienza: «Combatto. Non so cosa succederà. Tutti mi dicono: “Igor lotta come hai fatto in campo, segna il gol più importante” ma questa è una partita diversa. In campo ci si guardava negli occhi con lealtà e si partiva dallo 0-0. In questo caso il mio avversario si è nascosto per tanto tempo. E la partita inizia con un 3-0 per lui. Io so che ce la metterò tutta, so che gli staff del Santa Chiara di Cisanello faranno lo stesso e poi so che c’è anche il cielo che decide come devono andare le cose. La mia fortuna è avere una famiglia meravigliosa. Quello che mi fa più male è far soffrire loro». È una storia che ispira, un promemoria che oltre i gol e le vittorie, è l’umanità a definire i veri campioni.

Articolo pubblicato da Redazione Laziochannel il giorno 31 Agosto 2025 09:37

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