Ultime News

Lecce-Lazio, l’appello di Zaccagni: “Stateci vicino, abbiamo bisogno di voi”

LECCE - La pioggia bagna i portici bolognesi sono...

Cara Lazio, a Verona tutta Roma è qua per te

VERONA - Il treno parte da Bologna spedito, destinazione...
PUBBLICITA

Lazio-Genoa e i giorni della Merla

PUBBLICITA

Sono giorni molti freddi questi qui a Roma. Uno stadio così triste era dai tempi del Covid che non si vedeva. Manca tutto. Manca l’entusiasmo, la voglia di crescere, manca un’idea, manca il rispetto verso Alessio Romagnoli e non solo, forse mancano anche i soldi per competere con Bologna, Atalanta e Como; oltre alle altre che ormai sono diversi anni che ci hanno sorpassato.

Il presidente Lotito è solo, arroccato nella sua idea di vita che però forse funzionerebbe in un dicastero, non in una società di calcio. Sono passati tanti anni da quando quel Claudio, istrionico imprenditore romano, ha preso la guida di una Lazio che rischiava il fallimento. Grazie, anche se poi guardandoci intorno, il Napoli è fallito ma poi ha vinto due scudetti.

Il problema non è vincere. Figuriamoci noi, che non siamo di certo all’altezza delle tre squadre del Nord Italia, ma provare a vincere. Farlo con ragionevolezza e competenza, affidandosi a figure importanti, come lo è appunto quel grande conoscitore di calcio che siede in panchina che proprio lei ha preso, mandato via e poi ripreso nuovamente per risollevare una piazza con poco entusiasmo, nonostante i circa 30.000 abbonati.

Sono anni, da quando che Lotito è diventato senatore, che la Lazio è calata nel panorama calcistico italiano, e noi abbiamo il sacrosanto diritto di manifestare tutto il nostro disappunto. Il Flaminio sarebbe un bellissimo regalo alla nostra fede e rafforzerebbe ancor di più l’equazione Roma=Lazio, ma poi caro presidente – anche per un’età non più così giovanile – sarebbe il caso di iniziare a guardarsi intorno alla ricerca di qualche socio importante per rendere la sua opera ancora più importante.

RIPRODUZIONE RISERVATA