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Ventun anni di fedeltà non meritano questo silenzio

Egregio Presidente,

Le scrivo con il peso di chi, per ventun anni, ha difeso le sue scelte, la sua visione e la sua guida. Sono stato tra quelli che l’hanno sostenuta nei momenti bui e celebrata in quelli gloriosi, convinto che il Suo progetto avesse come fine ultimo il bene della nostra maglia.

Tuttavia, oggi quel legame di fiducia si è spezzato.

Sostenere una squadra non significa pretendere la vittoria a ogni costo, ma esigere l’ambizione. Negli ultimi tempi, la gestione tecnica e societaria sembra aver smarrito questa bussola. Assistere alla cessione sistematica dei nostri pezzi pregiati, senza che il ricavato venga reinvestito per mantenere il livello competitivo, non è più “sana gestione”: è smantellamento.

Ecco cosa noi tifosi stiamo percependo:

• Mancanza di investimenti: Il bilancio sembra diventato più importante della bacheca.

• Promesse mancate: Vediamo incassi record volatilizzarsi senza che la squadra venga rinforzata adeguatamente.

• Distacco dalla piazza: Il sentimento della tifoseria, che è il vero motore di questo club, viene trattato come un rumore di fondo irrilevante.

Presidente, la storia non si cancella, ma non può essere uno scudo eterno dietro cui nascondersi. Un club di calcio non è solo un’azienda; è un patrimonio di emozioni collettive. Vendere i sogni dei tifosi per far quadrare i conti, senza offrire una prospettiva di crescita, è un errore che la nostra piazza non può più accettare.

Ho sempre creduto in Lei, ma oggi dico basta. La nostra passione merita rispetto, investimenti e, soprattutto, una verità che non sia fatta solo di freddi numeri.

Con l’amarezza di chi ha sempre amato questi colori.

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