C’è un limite alla pazienza. E per noi tifosi della Lazio quel limite, dopo Cagliari-Lazio, è stato sfiorato ancora una volta.
La partita finisce 0-0, ok. Gara tattica, combattuta, bloccata. Ma quando c’è un episodio chiave — il contatto Mina-Noslin — è impossibile far finta di niente. Perché qui non si tratta solo di regolamento: si tratta di percezione, di uniformità, di rispetto per una squadra che troppo spesso si ritrova a discutere sempre degli stessi episodi.
L’ex arbitro Luca Marelli, intervenuto su DAZN, ha spiegato che il primo contatto è fuori area e che, proprio per questo, la decisione di Antonio Rapuano sarebbe corretta. Bene. Prendiamo atto dell’analisi tecnica.
Ma da tifoso biancoceleste permettetemi di dirlo chiaramente: qui il problema non è solo “dove” avviene il contatto. È come vengono valutati questi episodi settimana dopo settimana.
Perché la sensazione — e non siamo i soli a provarla — è che in situazioni molto simili il metro cambi troppo facilmente. Un giorno è fallo pericoloso, un altro è contatto di gioco. Un giorno si interviene con decisione, un altro si lascia correre.
La Lazio di Maurizio Sarri sta lottando punto su punto in una stagione complicata. In partite così bloccate, gli episodi pesano come macigni. Non stiamo parlando di alibi, ma di equilibrio.
Marelli dice che la decisione è corretta. Può darsi. Ma il calcio non vive solo di frame congelati: vive di uniformità di giudizio. E su questo, francamente, i dubbi restano.
Noi laziali non chiediamo favori.
Chiediamo una cosa molto più semplice — e molto più giusta:
lo stesso metro per tutti. Sempre.
Perché alla lunga, fidatevi, sono proprio queste “decisioni corrette” che fanno perdere la pazienza a un popolo intero.



