Quel contatto controverso in Cagliari-Lazio: Luca Marelli zittisce le polemiche, ma i tifosi biancocelesti non ci stanno! #Lazio #CagliariLazio #SerieA
Immaginatevi sugli spalti dell’Unipol Domus, con il cuore che batte al ritmo dei colori biancocelesti, mentre la Lazio di Maurizio Sarri affronta un Cagliari agguerrito in quella che è stata una battaglia senza reti nella 26a giornata di Serie A 2025/26. Io, come tanti altri tifosi laziali, ero incollato allo schermo, sperando in un lampo di genio che potesse spezzare l’equilibrio. E poi, ecco l’episodio che ha fatto saltare sulle sedie: il contatto tra Mina e Noslin, un momento che sembrava poter cambiare tutto.
Antonio Rapuano, l’arbitro designato, ha lasciato correre, decretando che non ci fosse nulla di irregolare. Ma noi laziali sappiamo come vanno queste cose – quel tipo di azioni che ti fanno gridare “rigore!” con tutto il fiato in gola. È qui che entra in gioco Luca Marelli, l’ex arbitro sempre pronto a smontare o confermare le nostre teorie con la sua analisi tagliente. Marelli ha rivisto l’azione al rallentatore, e la sua riflessione è stata chiara: “E’ un’azione potenzialmente pericolosa, ma non c’è rigore”. Da un lato, capisco il suo punto di vista – non era un fallo netto, solo un tocco al limite che poteva essere interpretato in modi diversi – ma come tifoso, mi rode dentro. Quante volte abbiamo visto episodi simili puniti a favore degli altri? Sembra che la fortuna non sia mai dalla nostra parte quando serve.
Questa gara, finita a reti inviolate, è stata un mix di occasioni sprecate e tensioni accumulate, con il Cagliari di Fabio Pisacane che si è difeso con le unghie e con i denti. Per la Lazio, è stata un’occasione persa per scalare posizioni in classifica, e quel contatto mancato ci brucia come un gol al 90′. Marelli ha ragione a definire l’azione “potenzialmente pericolosa”, perché poteva davvero rovesciare il match, ma nel calcio di oggi, ogni millimetro conta. Come biancocelesti, dobbiamo riflettere su queste sfumature: è frustrazione pura, ma anche un invito a migliorare, a essere più incisivi in area. Alla fine, episodi come questo ricordano che il pallone è fatto di emozioni e di ingiustizie percepite, e noi laziali le viviamo sempre con passione autentica.



