La Lazio è al centro di una nuova tempesta: Claudio Lotito invita studenti all’Olimpico per sfatare il fantasma di uno stadio vuoto, ma i tifosi continuano a ribellarsi, e stavolta le parole di Ivan Zazzaroni accendono la miccia.
Quella mossa di Lotito, vista come un disperato tentativo di salvare le apparenze, ha diviso i biancocelesti più di una partita al cardiopalma. Da un lato, c’è chi la vede come un segnale di debolezza, dall’altro come l’ultima carta per non arrendersi. Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini nel suo editoriale: “Esserci o non esserci, questo è il dilemma”, un richiamo shakespiriano che pesa come un macigno sulle spalle del presidente.
Eppure, è la sua analisi a ferire di più: «Nel gesto di Lotito si avverte un senso di insostenibile solitudine». Parole che risuonano forti tra noi laziali, perché raccontano di un club isolato, con i tifosi che si sentono traditi e il patron che pare parlare da solo. Non è solo una protesta per i biglietti o le curve chiuse, è un grido di frustrazione che va avanti da mesi, e adesso sembra senza fine.
La Lazio ha bisogno di unità, ma come si fa quando ogni decisione dal vertice alimenta il fuoco? I nostri colori biancocelesti meritano rispetto, non questi bandaid su ferite aperte. Zazzaroni ha colto nel segno: questa solitudine non è solo di Lotito, è di tutti noi, tifosi che amano la squadra ma non le scelte che la stanno affossando.
E voi, laziali doc, cosa dite? È tempo di tornare all’Olimpico e riempirlo di passione, o la protesta deve andare avanti? Ditemi la vostra, perché questa storia è tutt’altro che finita.


