La rabbia dei tifosi biancocelesti non si placa: quel divieto della coreografia in Tribuna Tevere è una ferita aperta per la Lazio.
Ivan Zazzaroni, firma rispettata del giornalismo sportivo, non ha usato mezzi termini nel criticare la scelta della società. Parlando della gara contro il Milan, ha puntato il dito contro chi ha bloccato l’esplosione di passione dei nostri.
“Lotito avrebbe dovuto consentire l’esposizione della coreografia – ha detto Zazzaroni – È palese che quel richiamo ha solo alimentato tensioni inutili”. Parole che pesano come un rigore sbagliato, e che riecheggiano nei cuori dei laziali, pronti a difendere ogni simbolo della loro fede.
Immaginatevi lì, in quel momento: i tifosi con le bandiere pronte, l’adrenalina alle stelle, e poi il colpo di freno. È un affronto che fa male, perché la coreografia non è solo stoffa e colori, è l’anima della curva, il battito del popolo biancoceleste. Lotito e la dirigenza sapevano quanto contasse, eppure hanno preferito il regolamento al cuore.
E ora? Le polemiche volano sui social, con i tifosi a chiedersi se sia più importante una regola o lo spirito della Lazio. Zazzaroni ha ragione: quel divieto ha acceso un dibattito che non si spegne, mostrando quanto la società a volte perda il contatto con la gente che riempie gli stadi.
Dite la vostra, aquile: era davvero necessario quel no, o è stato un errore che ci costa cara? Facciamoci sentire, perché questa storia è lungi dall’essere finita.

