Dite quello che volete, ma l’arrivo di Pep Guardiola sulla panchina della Nazionale Italiana ha il sapore di una rivoluzione. L’Italia del pallone non è abituata a colpi così teatrali. Eppure, l’incredibile sembra prendere forma: il mago catalano a Coverciano. Chi l’avrebbe mai detto?
“Sei matto! Guardiola allena in Premier!” si sente dire nei bar di Roma, ma il sussurro si fa rombo. L’idea che Pep possa davvero guidare gli Azzurri accende gli animi, e non solo fuori dal campo. Una notizia che scuote anche le fondamenta delle squadre di Serie A. La Lazio, in particolare, osserva con occhi attenti.
L’effetto che un genio come lui potrebbe avere non è di poco conto. I tifosi biancocelesti già immaginano la possibilità di vedere i giocatori della Lazio brillare ancora di più sotto i riflettori internazionali, grazie a un campione della panchina come Guardiola. Le voci corrono veloci: “E se Immobile trovasse una seconda giovinezza?”
Ma non è tutto oro quello che luccica. L’ipotesi Guardiola divide come una lama. C’è chi vede nella sua presenza una minaccia alla tradizione calcistica italiana, chi teme che la sua filosofia di gioco possa stridere con il nostro DNA calcistico.
La domanda rimbalza tra i tifosi laziali, come una pallina impazzita nel flipper delle discussioni: è veramente ciò di cui abbiamo bisogno? E Pep, può adattarsi a una realtà così diversa e a tratti ostica?
Non si cercano conclusioni definitive, qui. La palla, come si dice in gergo, è ancora rotonda. Ai lettori l’ardua sentenza. E voi, da che parte state?


