Sono passati esattamente otto anni da quel 29 aprile 2018, il giorno più duro di Maurizio Sarri da allenatore. Diamo un po’ di contesto. Era un sabato di fine mese qualunque. Bel sole. Gente che si divertiva al parco. E la Serie A. La lotta scudetto era ancora in piena corsa.
Da una parte aveva la Juventus di Massimiliano Allegri, reduce da una stoica rimonta svanita all’ultimo minuto contro il Real Madrid e che avrebbe dominato il calcio italiano per altri due anni, con proprio Sarri in panchina. Dall’altra un Napoli agguerrito, probabilmente la miglior seconda della seconda, o almeno così i numeri ci dicono.
91 punti e arrivare secondi è un’impresa ancora di più di vincere il campionato, direbbero alcuni. Gli uomini di Mau erano reduci dalla vittoria di Torino contro i bianconeri di appena una settimana prima. I 3 punti, conquistati all’ultimo minuto, avevano dato una falsa illusione al popolo partenopeo: il sogno stava per compiersi.
La classifica recitava: Napoli secondo a -1 dalla Juventus. Gli azzurri erano chiamati alla trasferta difficile ma non irresistibile di Firenze, mentre la Juventus a San Siro contro l’Inter. I piemontesi battono i neroazzurri di venerdì sera con un 3 a 2, che lascerà non poche polemiche. Insigne e compagni perderanno 3 a 0 la sfida dell’Artemio Franchi, rimanendo in 10 uomini per espulsione per praticamente tutta la partita.
Così, Mau vedrà svanirsi il sogno di vincere il campionato con la squadra della città in cui è nato e per cui faceva il tifo fin da piccolo. La sua annata a Napoli finirà senza trofei, così come la sua avventura sotto l’ombra del Vesuvio. Alla fine, la storia si ricorda solo dei vincitori e non degli “scudetti persi in albergo”.
RIPRODUZIONE RISERVATASono passati esattamente otto anni da quel 29 aprile 2018, il giorno più duro di Maurizio Sarri da allenatore. Diamo un po' di contesto.
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