La sosta nazionali ha fermato i campionati maggiori per tre settimane, la Lazio sperava di recuperare i calciatori infortunati e invece ha visto fermarsi anche Albert Gudmundsson. Il centrocampista islandese si è procurato un problema alla spalla con una accidentale caduta e sarà fermo ai box per almeno tre settimane. Il mister Gennaro Gattuso dovrà farne a meno sicuramente per le partite contro Monza e Juventus, inizierà ad essere valutato il rientro per la gara casalinga col Parma. Ma a far masticare amaro la dirigenza biancoceleste è soprattutto il beffardo meccanismo burocratico del FIFA Club Protection Programme.
Gudmundsson, Lazio beffata: nessun indennizzo per l’infortunio in Nazionale
Il calciatore islandese non potrà esserci per le prossime gare di campionato dopo la sosta, ma il danno oltre che tecnico-tattico è anche economico
I tifosi e gli addetti ai lavori si sono immediatamente chiesti se la società potesse usufruire della sponda protettiva della federazione internazionale, che solitamente tutela i club quando i propri tesserati si fanno male rispondendo alla convocazione delle rispettive selezioni. La risposta è un secco e categorico no. Il programma di protezione della FIFA prevede il pagamento di un indennizzo giornaliero (parametrato sull’ingaggio del calciatore) solo ed esclusivamente a una condizione tassativa: lo stop forzato del giocatore deve essere superiore ai 28 giorni consecutivi. Considerando i tempi di recupero stimati per rimettere in sesto l’articolazione della spalla di Gudmundsson, il rientro del classe ’97 è previsto proprio a ridosso o poco prima della scadenza di questo mese di degenza. Se l’islandese dovesse tornare a disposizione per esempio al ventisettesimo giorno dall’incidente, la Lazio si troverà a dover pagare interamente lo stipendio del calciatore senza ricevere alcun tipo di risarcimento o bonus di protezione.
Se i tempi di recupero di Gudmundsson dovessero dilatarsi a causa della microfrattura alla spalla (portando lo stop ad un totale di 40 giorni, giusto per fare un esempio), la Lazio non verrebbe risarcita per l’intero periodo. Il regolamento del FIFA Club Protection Programme ragiona infatti con un meccanismo a franchigia: i primi 28 giorni rimangono totalmente a carico del club (la cosiddetta “finestra di attesa”), mentre l’eventuale risarcimento scatta ed è calcolato soltanto a partire dal 29° giorno di stop. Di conseguenza, su un’assenza totale di 40 giorni, la FIFA coprirebbe economicamente soltanto gli ultimi 12 giorni (40 meno i 28 di franchigia). E’ da considerare inoltre che la FIFA paga una quota giornaliera pro-rata basata esclusivamente sullo stipendio fisso del calciatore (escludendo categoricamente bonus individuali, premi alla firma o bonus di rendimento).
Numeri alla mano, il calcolo della sosta “maledetta” evidenzia una voragine finanziaria tutt’altro che simbolica. Con un ingaggio fisso lordo che si attesta sui 2,82 milioni di euro all’anno, la quota giornaliera che la Lazio versa regolarmente per Gudmundsson è pari a 7.726 euro. Se la prognosi dovesse estendersi disgraziatamente a 40 giorni complessivi, il costo totale del calciatore infermo ammonterebbe a 309.041 euro. Di questa cifra, a causa della rigidissima franchigia di 28 giorni imposta da Zurigo, la FIFA andrebbe a risarcire soltanto le ultime due settimane scarse (12 giorni totali). L’assegno di indennizzo internazionale si fermerebbe così a 92.712 euro, lasciando sul groppone del presidente Lotito ben 216.328 euro di stipendio lordo pagato letteralmente a vuoto. Una svalutazione temporanea forzata che, per un club con l’indice di liquidità storicamente sotto la lente d’ingrandimento, rappresenta una beffa in piena regola.
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