Continuano ad emergere nuovi dettagli sull’inchiesta in mano alla Procura di Roma su presunte pressioni che avrebbe subito il presidente Claudio Lotito per convincerlo a cedere la Lazio. Secondo quanto riporta La Repubblica il patron biancoceleste sarebbe stato minacciato dagli ultras e per paura avrebbe addirittura camminato per strada armato: “per parecchio tempo sono andato in giro con due pistole, una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson. In un’occasione una è stata pure utile, mi ha salvato”.

Oltre le minacce fisiche ci sono poi anche quelle psicologiche: “io ricevo 5mila telefonate al giorno di minacce. Non sto scherzando. Nella vita io sono combattente, mai reduce. Sono contro i soprusi”. Contemporaneamente a questi episodi, ci sarebbe poi una “regia unificata” che attraverso notizie false sui giornali avrebbe provato ad influenzare l’andamento in borsa del titolo della S.S. Lazio. Secondo il presidente Lotito la fake news più clamorosa riguarderebbe l’acquisizione del club da parte di fondi stranieri attraverso offerte milionarie: “non è mai pervenuto nulla, ma una cosa è certa: ho dovuto fare delle denunce, delle segnalazioni alla Consob, dicendo che non ho mai ricevuto offerte”.

Offerta Jp Morgan: l’articolo di Bisignani smentito da Lotito

E’ questo uno dei punti su cui i pm hanno costruito parte delle loro accuse. Nell’articolo del 31 maggio 2026 si parla chiaramene di una offerta “in passato” arrivata a Lotito tramite la banca Jp Morgan. Il 28 settembre scorso, nelle dichiarazioni spontanee rilasciate ai pm, Bisignani svela che quell’offerta, secondo le sue fonti, arrivò “per conto di Commisso, che poi acquisto la Fiorentina”. L’approfondimento pubblicato tramite le pagine del Fatto Quotidiano parla di Rocco Commisso, l’imprenditore italoamericano deceduto a gennaio di quest’anno. Lotito, come detto in precedenza, ha negato questo episodio presentando segnalazione alla Consob (la Commissione che regola e vigila sui mercati finanziari in Italia).

Le accuse nei confronti di Luigi Bisignani partono dagli articoli pubblicati sul Tempo, nei verbali Lotito spiega: “Io conosco l’editore (Antonio Angelucci del Tempo, ndr) che ho contattato e che telefonicamente ha preso le distanze da questa campagna contro di me. Mi disse che avrebbe parlato con il Direttore del giornale, Capezzone, perché non era assolutamente d’accordo. Vi sono pezzi della politica che remano contro di me (…) Basta vedere chi commissiona gli articoli al Direttore Capezzone su Il Tempo. Potete prendere visione anche dei resoconti in commissione antimafia. Inoltre sottolineo che vi sono diverse radio, tipo ad esempio Radiosei Lazio, che mi attaccano quotidianamente“. In questo momento la palla passa al Tribunale del Riesame perché con le sue dichiarazioni spontanee ha spiegato che la sua “è stata un’azione da appassionati tifosi cui Lotito non ha mai fornito risposte” e l’idea “era soltanto quella di rafforzare la capacità della Lazio”. Servono quindi maggiori approfondimenti per capire quale direzione prenderà l’inchiesta.