Continua la telenovela riguardante Lotito e possibili speculatori per la sua cessione della Lazio. Quest’oggi, il quotidiano “Repubblica” ha pubblicato delle dichiarazioni pronunciate dallo stesso presidente biancoceleste al PM Lorenzo del Giudice che stava indagando su possibili manovre illecite verte a far abbassare il volere azionario delle quote del club capitolino. 

Per spiegare il motivo per cui continuerebbe ad attirare attacchi e contestazioni, il patron azzera il politichese e si affida a una metafora coloritissima: «Io sono una visita prostatica fissa, capito qual è il tema?». Tradotto: un elemento d’infastidimento costante e poco tollerato dai poteri forti del sistema romano.

“Vogliono costringermi a vendere, ma la Lazio è inscalabile”

Nel mirino dell’inchiesta per aggiotaggio figurano nomi del calibro di Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini (con il Riesame che ha confermato il sequestro dei dispositivi elettronici). L’ipotesi è la diffusione di notizie false per alterare il titolo del club in Borsa.

Lotito non usa mezzi termini e prefigura un vero e proprio disegno oscuro: «C’è un pezzo di politica, gente che c’ha interessi economici e qualcuno che vuole costringermi a vendere a un prezzo vile». Il compratore, tuttavia, resterebbe nell’ombra. Ma il messaggio lanciato dal senatore di Forza Italia è di quelli categorici, barricadieri: «La Lazio è inscalabile. Chiamassero l’emiro, ma io poi dirò che non mi interessa, non la vendo».

L’attacco frontale: “Dietro la contestazione c’è il business dei pub”

Ma c’è un passaggio che fa ancora più discutere e riguarda il boicottaggio dello stadio da parte del tifo organizzato. Per il presidente biancoceleste, dietro la contestazione non ci sarebbe una ragione di cuore o di tifo, ma un mero tornaconto economico:

«Non dovete andare allo stadio, perché le partite dovete venirle a vedere nei nostri pub. Lì c’è sicuramente il beverage, il food e poi altra cosa che lei può immaginare di natura illegale».

Lotito fa esplicito riferimento a circuiti di spaccio e prostituzione, parlando di un sistema guidato da «80-90 persone» grazie a cui «i pub guadagnano e si sono tutti sistemati». Non solo: il patron rivela di aver persino indagato sulle collette anti-Lotito e sugli striscioni aerei, sostenendo che l’IBAN diffuso porti a una società commerciale di abbigliamento.

Lo scontro con Il Tempo e la svolta in Politica

Nel verbale c’è spazio anche per le tensioni editoriali con il quotidiano Il Tempo. Lotito narra di una telefonata al vetriolo con l’editore Giampaolo Angelucci per fermare gli attacchi del direttore Capezzone, rivelando persino di aver pensato, in passato, di acquistare il giornale per fare «l’abbinata con la Lazio».

Infine, un passaggio ironico ma amaro sul suo sbarco nelle istituzioni, propiziato a suo tempo da Silvio Berlusconi: «Catapultato in Molise, non sapevo neanche che esistesse il Molise, vi dico la verità».

Il ritratto che emerge dalle pagine della Procura è quello di un Lotito pronto alla guerra totale. Un uomo convinto di essere accerchiato proprio perché incorruttibile: «Do fastidio perché sono una persona un po’ libera». E la sensazione è che questa storia sia soltanto all’inizio.