La Procura Generale della Corte d’Appello di Roma ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza dello scorso maggio, che aveva assolto tutti gli imputati dall’accusa di tentata estorsione nel processo legato alla tentata scalata della Lazio. Tra le posizioni esaminate dai magistrati figura anche quella di Fabrizio Piscitelli, noto come “Diabolik”, l’ex leader ultras ucciso ad agosto 2019, per il quale è stato dichiarato il non doversi procedere. Secondo quante si legge dalle agenzie di stampa, i giudici di secondo grado avevano cancellato le condanne del 2015 – che variavano tra i due e i quattro anni di reclusione – assolvendo esponenti storici del gruppo ultras degli “Irriducibili” come Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo e Paolo Arcivieri con la formula “perché il fatto non sussiste”.
L’organo giudicante contesta duramente le motivazioni dell’assoluzione, definendole incongrue e prive di logica giuridica. Secondo il procuratore generale, la Corte d’Appello si sarebbe limitata a una descrizione anagrafica del gruppo senza analizzare il ruolo dei singoli leader né il peso reale della loro forza intimidatoria. Inoltre, il ricorso evidenzia come non siano state valutate a fondo le testimonianze del presidente biancoceleste Claudio Lotito e di Cristina Mezzaroma.
La Procura ha ricordato episodi specifici risalenti al settembre 2005, come il recapito di lettere minatorie concomitante allo scarico di una lavatrice e di un camion di letame presso gli uffici del patron. Quest’ultimo mezzo, secondo le indagini, era stato noleggiato proprio da Yuri Alviti. L’accusa spinge per dimostrare che l’opposizione degli ultras avesse precise finalità economiche, volte a difendere i privilegi persi con il cambio di gestione societaria, configurando una vera e propria tentata estorsione.