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Editoriale

Zaccagni ‘non pervenuto’: il problema che la Lazio non può più rimandare

La definizione di 'non pervenuto' sull'apporto di Zaccagni dopo la vittoria contro il Genoa non è solo una battuta: è la fotografia di una lacuna offensiva che chiede risposte concrete.

Zaccagni ‘non pervenuto’: il problema che la Lazio non può più rimandare

Quando Giordano ha definito l’apporto di Zaccagni «non pervenuto», molti tifosi hanno sospirato: un attaccante che non incide è un problema che va oltre la singola partita. Anche nella vittoria contro il Genoa, quella sensazione è rimasta appiccicata come una macchia sulla maglia biancoceleste.

Non parliamo di un giocatore qualsiasi: Zaccagni è sempre stato movimento, imprevedibilità e una capacità di creare superiorità sui lati che può spostare gli equilibri delle partite. Quando tutto gira, è l’uomo in grado di rompere la monotonia offensiva con dribbling, assist e tagli che aprono spazi. Ma quando non si vede, o meglio quando non incide, si scopre quanto la Lazio dipenda ancora troppo da quella scintilla individuale per far girare la manovra.

Le ragioni possono essere molteplici e non tutte necessariamente gravi. Condizione fisica appannata, microfastidi che in campo riducono l’esplosività, o semplicemente un avversario che gli toglie metri e tempo: tutto è possibile. C’è però anche la questione tattica: cosa chiediamo a Zaccagni? Esterno puro, mezzala offensiva, rifinitore centrale? La risposta influisce su come gli altri interpreti si muovono e su quanta libertà effettiva abbia per fare la differenza. Se a Formello non si chiarisce il suo ruolo o se viene schiacciato in ruoli che non esaltano le sue qualità, rischiamo di avere un giocatore messo lì per inerzia anziché per valore aggiunto.

La partita con il Genoa è stata utile proprio perché ha rimesso il problema al centro dell’agenda: la rosa deve avere alternative offensive credibili. Non bastano belle parole né la speranza che l’inventiva torni per osmosi. Servono rotazione intelligente, gestione dei carichi e, soprattutto, soluzioni tattiche che non passino sempre dalla giocata individuale. Vuol dire lavorare su triangolazioni, inserimenti dei centrocampisti e sfruttare meglio i piedi dei difensori bassi per creare varchi; vuol dire anche che altri attaccanti o esterni devono prendersi la responsabilità di incidere con continuità.

I tifosi della Lazio sanno riconoscere la qualità di Zaccagni e non gli chiederanno di essere il salvatore ogni domenica, ma pretendono un progetto che non lo lasci in balìa degli alti e bassi. La squadra è ancora in corsa, in campionato e nelle coppe, ma per fare il salto serve che i segnali da Formello siano chiari: curare il giocatore, definire il suo ruolo e dotarsi di alternative offensive concrete. Altrimenti quella definizione di ‘non pervenuto’ rischia di diventare un ritornello fastidioso anche nelle trasferte più importanti.

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