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I PRECEDENTI – Lazio avanti in casa, ma occhio a Destro e…Delio Rossi

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Manca davvero poco in casa Lazio all’avvio del nuovo campionato. Cornice ancora una volta l’Olimpico, che, dopo il successo sul Bayer, vuole essere teatro di un’altra notte magica per gli uomini di Stefano Pioli che devono partire con il piede giusto per ripetere (e perché no migliorare) i fasti della passata stagione. Di fronte il neopromosso Bologna, avversario ostico anche perché allenato dall’ex Delio Rossi che conosce bene la città e la squadra e che potrebbe creare qualche difficoltà. Biglia e compagni comunque non sembrano preoccupati, anche in virtù di decisamente favorevoli (almeno tra le mura amiche).

Se infatti nel computo totale delle 131 sfide tra le due formazioni sono i rossoblu ad essere in vantaggio (per 48 a 47 con 35 pareggi), diverso è il discorso all’ombra del Cupolone dove a prevalere sono invece i biancocelesti con 35 successi contro 11 e 19 pari. I rossoblu non si impongono in terra capitolina dal marzo 2012, un 3-1 che costituisce anche l’ultimo k.o. nelle ultime 14 sfide romane.

Il Bologna potrà tuttavia consolarsi con l’assenza di Miro Klose, autentico giustiziere dei felsinei, che ha già punito 5 volte (tutte nel 6-0 del maggio 2013). In più con il tedesco in campo la Lazio ha fallito solo una volta, imponendosi 6 e impattando 7. Vedremo se in questa statistica il teutonico verrà sostituito da uno tra Candreva, Parolo e Lulic, anch’essi in rete contro gli emiliani. Tra le fila nemiche bisognerà, invece, fare attenzione all’ex giallorosso Mattia Destro, che ha già violato 3 volte la porta biancoceleste ed è in cerca di riscatto dopo i flop con Roma e Milan. Da tenere d’occhio anche Acquafresca e Brienza, fermi a quota 2 centri, oltre a Brighi, autore di un sigillo ai tempi del Chievo.

 

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LA NOSTRA STORIA Trilussa ‘L’aquila vola alta, tutto il resto striscia’

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Trilussa poeta romano


Il 26 Ottobre del 1871 in Via del Babuino, a Roma, nasce Carlo Alberto Salustri, più noto con lo pseudonimo di Trilussa (anagramma del cognome). Il padre, Vincenzo, è un cameriere nativo di Albano, la madre, Carlotta Poldi, è una sarta di origini bolognesi. Orfano del padre a soli tre anni, ha un’infanzia poverissima e compie studi irregolari. Negli anni della sua gioventù non si mostrò un grande studioso, tanto che abbandonò gli studi dopo la terza elementare. Il suo estro però non ci mise molto a venire alla ribalta.

Trilussa esordisce giovanissimo nel 1887 componendo alcune poesie per il Rugantino di Luigi Zanazzo. Intorno al 1890 pubblica sonetti sul Don Chisciotte diretto da Luigi Lodi sul Messaggero, del quale poi fu a lungo collaboratore, e su “Il travaso delle idee“. Tra il 1913 e il 1920 andò ad abitare a Campo Marzio. Qui trovò il grande amore con una ragazza trasteverina. Al caffè Aragno, ritrovo degli intellettuali romani, preferisce l’osteria. Nel 1917 viene pubblicato un suo scherzoso “allungamento” della famosa filastrocca “La Vispa Teresa“. Un fascicoletto che allegramente rivisitò la poesiola e che riscosse un grande successo al punto di essere stampato più volte. Sulla scia del successo iniziò a frequentare i “salotti” nel ruolo di poeta-commentatore del fatto del giorno. Durante il Ventennio evitò di prendere la tessera del Partito Fascista. Preferì sempre definirsi un non fascista piuttosto che un antifascista. Pur facendo satira politica i suoi rapporti con il regime furono sempre sereni e improntati al reciproco rispetto.

LO STILE DI TRILUSSA

Con il suo linguaggio arguto Trilussa ha commentato circa cinquant’anni di cronaca romana e italiana, dagli anni di Giolitti sino agli anni del fascismo e a quelli del dopoguerra. Nelle sue tematiche la corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti sono solo alcuni dei suoi bersagli preferiti ma non furono gli unici, anzi i temi furono svariati e diversi. Fu in grado di sostituire alla Roma popolana quella borghese ed alla satira storica l’umorismo della cronaca giornaliera. Nella cultura popolare, specialmente a Roma e dintorni, le sue opere sono diventate con il tempo fonti di massime e detti diventati celebri.

Il 1° dicembre 1950 Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo letterario ed artistico”, venti giorni prima che morisse. Già da tempo malato, presago della fine imminente, con immutata ironia il poeta commentò: “M’hanno nominato senatore a morte”. Sommerso da telegrammi e lettere di congratulazioni che gli giunsero da tutte le parti del mondo, disse agli amici che erano con lui: “Hanno trovato la maniera di seppellirmi prima del tempo”. Venti giorni dopo Trilussa muore: è il 21 dicembre del 1950. Difficile scegliere un sonetto, un aforisma o una poesia del poeta romano. Noi – fra le molte – abbiamo deciso per una molto vicina al tifoso di curva, spesso additato come il male del nostro calcio. Beh, noi di laziochannel.it non crediamo che il male del calcio siano i tifosi ed è per questo motivo che abbiamo scelto questa splendida poesia scritta dal poeta.

ER TEPPISTA

Credi ch’io sia monarchico? Pe’ gnente:
che me ne frega? E manco socialista!
Repubbricano? Affatto! Io so’ teppista
e, pe’ de più, teppista intransiggente!

Ciancico, sfrutto, faccio er propotente
cór proletario e cór capitalista,
caccio er cortello, meno a l’imprevista,
magno e nun pago e provoco la gente.

Se me capita, sfascio: e sputo in faccia
a le donne, a li preti, a li sordati…
Ma nun me crede poi tanto bojaccia:

che so’ più onesto, quanno semo ar dunque,
de tutti ‘sti teppisti ariparati
de dietro a ‘na politica qualunque!

Apprezzato dai tifosi biancocelesti Trilussa venne anche citato nella stagione  1988/89 con il ritorno della Lazio in serie A. Il 28 maggio 1989 in occasione del derby gli Irriducibili presero spunto dai suoi sonetti: Te n’è costata de fatica… co’ le ragazze ‘sta resistenza nu’ la trovi mica”, “Da dove sei sortito, dar bagajo de quarche salumaio?“, Er vecchio ciuccio che strascina er carico è sempre più amaro, come fatichi povero somaro”, Sfonna, spara, ammazza ma non sai intigne er biscotto ne la tazza”, tutto questo con lo stendardo con ildisegno del Poeta Trilussae la frase Irriducibili è poesia”. Quattro frasi in romanesco, scritte su lunghi striscioni, che diedero un’ulteriore novità e originalità alla tifoseria biancoceleste.

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