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Lazio: la cooperativa cresciuta nel vivaio

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Simone Inzaghi allenatore della Lazio
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La Lazio vince, convince, gioca bene e ha un futuro che si annuncia prospero. Lo dice anche la carta d’identità della squadra. Quella di Simone Inzaghi, infatti, è la sesta Lazio più giovane della storia. Una squadra giovane in mano a un allenatore altrettanto giovane, connubio perfetto che non si scinde e porta fame, ambizione e voglia di mettersi in mostra. Quella biancoceleste è una vera e propria cooperativa di giovani cresciuti nel vivaio biancoceleste. Il fatto che il tecnico conosca i suoi ragazzi alla perfezione può aver sicuramente aiutato l’allenatore a scommettere su di loro. Le tante assenze che hanno caratterizzato l’inizio di stagione della Lazio hanno fatto si che Inzaghi ricorresse ai suoi giovani già guidati nella Primavera. Altri tecnici magari avrebbero messo in campo qualche straniero arrivato dal mercato estivo, altri avrebbero adattato qualche veterano pur di non “rischiare” il giovane di turno ma lui no, anche stavolta il tecnico piacentino ha scelto di affidarsi ai suoi ragazzi. In questa stagione ha iniziato con Cristiano Lombardi, e il tecnico biancoceleste è stato subito ripagato dal giovane esterno d’attacco con un gol a Bergamo. Si è ripetuto al momento in cui si è fermato Federico Marchetti, quando ha mandato in campo il 21enne albanese Thomas Strakosha anziché colui che era il secondo portiere designato, il 29enne croato Ivan Vargic. Poi è stata la volta di Alessandro Murgia. E’ una Lazio che punta sui giovani e Inzaghi non ha paura a mandarli in campo, basti pensare che dopo poche partite da allenatore biancoceleste è già diventato il terzo tecnico, degli ultimi 25 anni, ad aver fatto esordire più prodotti del vivaio, ben quattro con il debutto del 20enne croato Franjo Prce. Meglio di lui hanno fatto solo Edy Reja e Delio Rossi, entrambi a quota 6. Non è certo un caso, dunque, se i biancocelesti sono una delle squadre con le rose più giovani in Serie A, con una media di 25 anni e 356 giorni.


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ACCADDE OGGI 4 maggio 1949 La tragedia di Superga, il Grande Torino

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Torino stemma

Il 4 maggio 1949 si verificò il disastro aereo di Superga nel quale morirono i giocatori del Grande Torino e tre giornalisti. Tutti passeggeri a bordo del velivolo. I granata stavano tornando nel capoluogo piemontese dal Portogallo. Il giorno precedente avevano disputato un incontro con il Benfica per l’addio al calcio di Francisco Ferreira. Quel maledetto giorno tutta la squadra prese posto sul trimotore I-Elce delle Aviolinee Italiane per rientrare a Torino. Il tempo era pessimo, nuvole basse e pioggia battente resero difficile il viaggio. L’aereo durante il volo perse la rotta. Alle 17,05, dopo un ultimo contatto con la stazione radio, l’aereo si schiantò precipitando alle spalle della Basilica. La causa fu o il maltempo o un guasto all’altimetro. Nel tremendo impatto perirono trentuno persone. Atleti, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio. La città rimase sconvolta, il mondo del calcio altrettanto. Il compito più triste di tutti toccò a Vittorio Pozzo, che dovette riconoscere le salme dei suoi ragazzi.

Queste le persone che persero la vita: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert, gli allenatori Egri Erbstein, Leslie Levesley, il massaggiatore Ottavio Cortina e i dirigenti Arnaldo Agnisetta, Andrea Bonaiuti e Ippolito Civalleri. Morirono inoltre tre dei migliori giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo) e Luigi Cavallero (La Stampa) ed i membri dell’equipaggio Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Biancardi e Antonio Pangrazi.

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