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De Martino: “La Curva Nord vince sempre”. E sulla Supercoppa… (1^ PARTE)

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La splendida Curva Nord della Lazio
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Per parlare della Supercoppa e di diversi altri argomenti è intervenuto Stefano De Martino. Il Direttore della Comunicazione biancoceleste ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Lazio Style Radio 89,3. Questa la prima parte da noi suddivisa in tre capitoli.

SULL’ATMOSFERA IN SUPERCOPPA

È difficile raccontare i festeggiamenti. Sono ancora vive le emozioni scaturite dalla vittoria nell’ennesima finale contro la JuventusLa coreografia biancoceleste sancisce ancora una volta un trionfo sugli spalti, è stata inimitabile. La Curva Nord vince sempre. Anche i tifosi della Juventus hanno celebrato lo spettacolo della tifoseria biancoceleste immortalandola. È impossibile raccontare con precisione quello che abbiamo vissuto”.

POI ANCORA…

“E’ stata una serata da regalare al pubblico biancoceleste che, purtroppo, era reduce dalla sconfitta in Coppa Italia. La Juventus era un tabù da sfatare, anche se resterà la squadra da battere in Italia
In finale di Supercoppa però il cuore ha fatto la differenza. I battiti biancocelesti erano più ritmati di quelli bianconeri. La dedica della Curva Nord si riferiva a questo e i cuori dei laziali, soprattutto di quelli meno giovani, sanno quanto possa fare la differenza, anche quando le circostanze erano ben peggiori rispetto a quelle di oggi”.

SULLA GARA 

“Il comun denominatore di questa vittoria, però, è stato proprio il cuore. Sin dall’inizio in campo si è percepita la positività dell’atmosfera. C’era un’elettricità particolare, una convinzione diversa rispetto a quella che si respirava nella finale di Coppa Italia. La Lazio non è andata in difficoltà, solo nei primi minuti, quando Strakosha ha salvato di piede su Cuadrado. Inzaghi ha trovato il miglior modulo mettendo in campo la squadra giusta per sfidare la Juventus. A prescindere dalle polemiche che ci sono state alla vigilia. Il tecnico è sempre stato chiaro, vuole solo gente motivata, vogliosa di indossare la maglia biancoceleste e di essere un supereroe della tifoseria laziale”.

DI SEGUITO…

“L’allenatore ha scelto in maniera autonoma, la società non ha mai messo bocca sulle scelte del tecnico. La sua iniziativa è stata dettata da esigenze tecniche e motivazionali, qualcuno ha congetturato su questa vicenda. Si cerca sempre di distrarre il tifoso biancoceleste con vicende che non c’entrano nulla. Le dinamiche sono chiare, la Lazio, il suo allenatore e la società vogliono giocatori motivati. Gente che lotti per un popolo unico nel suo genere. Lo sanno bene in Europa. Anche a Malaga abbiamo parlato con tifosi e dirigenti che ci hanno parlato e chiesto del tifo biancoceleste. Chi indossa la maglia della Lazio è un professionista fortunato che indossa colori con una storia inimitabile, ricca di sofferenze e di gioie ineguagliabili. Solo i giocatori attaccati alla maglia possono scendervi in campo. Le bandiere non esistono più, ma bisogna battersi per questi colori”.

COMPLIMENTI ALLA SOCIETA’

“La squadra era concentrata e aveva voglia di dimostrare a tutta Italia il proprio valore. La finale è stata seguitissima e la Lazio ha testimoniato di potersela battere con chiunque, come già detto in altre circostanze. Oggi si parla più degli errori della Juventus rispetto ai meriti della Lazio. I biancocelesti non hanno sbagliato nulla. Luis Alberto ha fatto la differenza. Bisogna fare un plauso a chi ha scelto i calciatori biancocelesti, ovvero al Direttore Sportivo ed al Presidente. Si può e si deve sempre migliorare, anno dopo anno. Ma bisogna anche evidenziare la vittoria di quattro trofei dal 2008 ad oggi. Sono state tutte importanti e nette che restano scolpite più di tante altre perché accadute in circostanze storiche diverse. Condividere trofei simili con il calore ritrovato dei nostri tifosi è importantissimo: è necessario combattere tutti insieme in ogni momento. Le difficoltà arriveranno, lì bisognerà ricordarsi delle vittorie, del nostro vivo potenziale. Ci sarà bisogno di tutti”.

LEGGI ANCHE LA SMENTITA DI CALENDA SULLE DICHIARAZIONI DELLA LAZIO SU KEITA

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LA NOSTRA STORIA Domenico ‘Mimmo’ Caso

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LA NOSTRA STORIA Domenico MimmoCaso nasce a Eboli (SA) il 9 maggio 1954. Centrocampista, fa il suo debutto nel calcio professionistico con la Fiorentina. Nella stagione 1974-1975 vince il suo primo trofeo: la Coppa Italia. Nella stagione 1978-1979 Caso lascia la Fiorentina e si trasferisce al Napoli. Nell’estate 1979 passa all’Inter. Nel 1980 si laurea Campione d’Italia. Dopo l’esperienza in nerazzurro passa per due anni in Serie B al Perugia. Nell’estate del 1983 torna in Serie A con il Torino. Quindi passa alla Lazio, in quel periodo nella serie cadetta. Con la maglia biancoceleste disputa tre stagioni. Nel 1988, dopo la promozione in A, viene ceduto al Latina. Chiude la carriera nell’Orceana.  Dal 1992/93 al 1996/97 è l’allenatore della Lazio Primavera. Il primo anno sfiora lo Scudetto perdendo la finale contro l’Atalanta. Nella stagione 1994/95 vince il titolo. Tra i tanti giovani lancia Alessandro Nesta, Marco Di Vaio, Alessandro Iannuzzi, Flavio Roma e Daniele Franceschini. Dopo aver guidato Foggia, Chievo e Pistoiese, nel 2003/04 torna ad allenare la Primavera laziale. Nel 2004/05 viene chiamato dal nuovo presidente biancoceleste Claudio Lotito ad allenare la prima squadra. Viene esonerato e sostituito da Papadopulo. Successivamente allena la Ternana. A giugno del 2009 viene nominato supervisore del settore giovanile della Cisco Roma. Nel 2011 assume la guida degli Allievi Regionali A1 della Voluntas (Spoleto). A luglio del 2012 viene nominato allenatore della squadra Primavera della Virtus Lanciano. Nel 2013 viene ingaggiato come tecnico della squadra Primavera della Reggina, ma dopo pochi giorni decide di lasciare l’incarico per motivi familiari.

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