Ciao Pantani, grazie di tutto “Pirata”

Per vincere Pantani non ha bisogno del doping ma ha bisogno delle salite”. (Cit. Marco Pantani)

CIAO PANTANI, GIA’ LE SALITE…

…quante ne avrai scalate in vita tua? Dieci, cento, mille? Non ha importanza, tanto le hai superate tutte con grande coraggio e dignità, ma soprattutto con quella passione e quella grinta che faceva di te il piccolo eroe di noi piccola gente. Noi che eravamo li incollati alla tv o sui bordi delle strade a tifare per te: “Vai Marco, vai!”, mentre dietro il gruppone si faceva sempre più piccolo e sempre più lontano. Tu con la tua andatura costante, con il tuo passo deciso ci hai fatto innamorare di questo sport: il ciclismo. Quelle due ruote che a cavallo tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2000 hanno trasmesso emozioni uniche all’Italia intera.

CONTRO SPAGNOLI E FRANCESI

Alla faccia degli spagnoli e dei francesi… eterni nemici. Eppur, sempre noi (ahimè), abbiam deciso di spezzare il tuo e il nostro sogno, dopo che ti abbiam spinto a raggiungere i trionfi più importanti. Sì, proprio noi, i tuoi tifosi, i tuoi compagni di mille scalate.

Mi spiace che molte persone che mi hanno portato tra le stelle mi hanno ributtato nelle stalle”. (cit. Marco Pantani)

COME DARTI TORTO AMICO MIO?

Quel 5 giugno del 1999 lo ricordo come se fosse ieri. Ero appena uscito da scuola quando a me e ai miei amici giunse la notizia della tua esclusione al Giro d’Italia. Ematocrito al 52% e accusa di aver utilizzato sostanze dopanti. Assurdo. Noi italiani, a casa nostra, il nostro Giro, avanziamo dubbi sulla correttezza del nostro campione? Sì, purtroppo sì. Ci siamo fatti del male da soli. Madonna di Campiglio l’eterna sconfitta di un ciclismo che non voleva farti vincere di nuovo. Dopotutto la tua vittoria al Tour de France l’anno prima non l’avevano proprio digerita.

Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile”. (cit. Marco Pantani)

Lo so Marco, lo sapevi anche tu, ma lo sapevano anche “loro” che questo era l’unico modo per fermarti e per non farti più danzare su quei pedali come solo tu sapevi fare. Purtroppo hanno vinto loro. Anzi abbiamo perso noi. Così è più corretto. Sì, perché noi inconsciamente ti abbiamo abbandonato, ti abbiamo lasciato solo, non siamo riusciti ad aiutarti. Mentre tu cadevi in depressione e ti isolavi dal mondo, noi eravamo lì a scannarci a vicenda per contrastare quelle voci che ti etichettavano come “dopato”. Invece dovevamo fregarcene e pensare a come farti tornare quello di prima. Il Pirata con la bandana che ci faceva emozionare, soffrire, sperare… ma soprattutto vincere.

Quel tragico 14 febbraio 2004

Forse sarà stato il destino a decidere che ci avresti lasciato nel giorno degli innamorati. Tu, Pirata dal cuore buono, pronto a sacrificarsi per gli altri e a rinunciare a tutto, come fa un uomo per la sua donna. Tu che hai amato la tua bici e il ciclismo più di te stesso, come un marito ama la sua moglie. Tu che ci hai fatto emozionare, ci hai lasciato facendoci piangere, lasciandoci soli, smarriti, in preda al rimorso. Dicono che sia stata un’overdose di cocaina ad ucciderti. Io penso che sia stato l’egoismo della gente a farti dire addio a questo mondo…

Se puoi vincere, devi farlo!” (cit. Marco Pantani). E tu lo hai fatto…

Ciao Marco,

grazie di tutto…

Marco Corsini

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