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LA NOSTRA STORIA Sinisa Mihajlovic, il maestro delle punizioni

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Sinisa Mihajlovic allenatore del Torino
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Il 20 febbraio 1969 nasce a Vukovar, in Croazia, Sinisa Mihajlovic. Mancino, grande visione di gioco unita a tanto agonismo. Copriva bene gli spazi ed era in grado di ribaltare il gioco velocemente. È stato uno dei più grandi specialisti di tutti i tempi nel battere i calci di punizione. Univa la potenza al colpo d’effetto che conferiva alla palla traiettorie imprevedibili.

Vanta il record di marcature su punizione diretta in Serie A dal 1987 in poi (28). Nel campionato 1998-1999, durante un Lazio-Sampdoria terminato 5-2, realizzò tre gol su calcio di punizione diretta, eguagliando il record stabilito da Giuseppe Signori nella partita Lazio-Atalanta nel 1993/94. Nella Stella Rossa il suo tiro venne studiato da alcuni ricercatori del Dipartimento di Fisica dell’Università di Belgrado. Studi che confermarono che il suo tiro raggiungeva la velocità di 165 km/h. Non fu possibile però capire la ragione delle strane traiettorie prese dai suoi tiri. Possiede anche la nazionalità italiana per essersi sposato con una signora di Roma.

Iniziò a giocare come centrocampista avanzato. Nel campionato italiano venne impiegato come centrocampista difensivo da Carlo Mazzone o come esterno di difesa da Vujadin Boškov. Fu lo svedese Eriksson a schierarlo per la prima volta come difensore centrale in una gara di Coppa Italia. Sinisa Mihajlovic inizia a giocare nel 1988 nel Vojvodina. Nel 1990 passa alla Stella Rossa, dove vince la Coppa dei Campioni 1990-1991. Nel 1992 arriva nel campionato italiano grazie alla Roma, che lo acquista per 8,5 miliardi di lire. Tra le fila giallorosse milita per due stagioni prima di passare alla Sampdoria.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Nell’estate del 1994 viene acquistato in prestito dalla squadra blucerchiata, che lo riscatta la stagione successiva. Stagioni importanti quelle in terra ligure dove il serbo si conferma specialista dei gol su calcio di punizione. Nel 1998 passa alla Lazio per una cifra intorno ai 22 miliardi di lire. Nel 1999 realizza il primo gol della storia dei biancocelesti in Champions League. Grazie a un calcio di punizione del serbo la Lazio impatta per 1-1 in casa del Bayer Leverkusen. Lascia i biancocelesti dopo sei stagioni nelle quali vince il Campionato nel 2000, due Supercoppe Italiane nel 1998 e nel 2000, la Supercoppa Europea e la Coppa delle Coppe nel 1999 e due Coppe Italia nel 2000 e nel 2004.

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IL RITIRO

Nel 2004 passa all’Inter dove, dopo aver vinto altre due Coppe Italia e un altro scudetto, chiude la sua carriera di giocatore. Mihajlović conta inoltre 63 presenze con la nazionale del suo paese: 4 delle quali nella rappresentativa unita della repubblica federale jugoslava, 58 con 9 gol in quella serbo-montenegrina chiamata ancora Jugoslavia, e una con quella di Serbia e Montenegro. Ha rappresentato la Serbia al campionato del mondo 1998 in Francia e al campionato d’Europa 2000 in Belgio e Paesi Bassi.

ALLENATORE

Una volta appesi gli scarpini al chiodo ricopre il ruolo di allenatore in seconda dell’Inter di Mancini. Nel novembre 2008 passa ad allenare il Bologna, ma viene esonerato. A dicembre 2009 viene assunto dal Catania, ma al termine del campionato si dimette e va ad allenare la Fiorentina nella stagione 2010/11, dalla quale viene esonerato a novembre del 2011. A maggio 2012 diventa Commissario Tecnico della Nazionale Serba.

Nel novembre del 2013 assume la guida della Sampdoria. Nella stagione 2015/16 passa sulla panchina del Milan. La stagione successiva passa alla guida del Torino dove resta fino al 4 gennaio 2018 quando viene esonerato dopo la sconfitta con la Juventus nei quarti di finale di Coppa Italia. A giugno 2018 viene nominato tecnico dello Sporting Lisbona. Viene sollevato dall’incarico dopo appena nove giorni dal nuovo presidente della squadra portoghese. A gennaio 2019 viene annunciato come nuovo tecnico del Bologna in sostituzione di Filippo Inzaghi tornando ad allenare la squadra emiliana dopo dieci anni.

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LA NOSTRA STORIA Tommaso Berni, un tifoso speciale

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In porta si è visto poco ma Tommaso Berni è uno dei giocatori che ha instaurato un ottimo rapporto con la tifoseria della Lazio. Disponibile e sorridente si è sempre impegnato, in campo e fuori, intrattenendo amicizie con molti ragazzi della Curva. Inoltre si è sempre reso disponibile a ogni iniziativa in nome di Gabriele Sandri. Anche per questi motivi i tifosi laziali lo hanno sempre incitato e rispettato. Tommaso Berni nasce a Firenze il 6 marzo 1983, è cresciuto nelle giovanili della Fiorentina e dell’Inter, iniziando la carriera da professionista proprio con i nerazzurri. Nel 2001 si trasferisce in Inghilterra al Wimbledon FC, senza però mai scendere in campo. Nella stagione 2003-04 torna in Italia alla Ternana in Serie B, dove resta per tre anni. Nel 2006 viene acquistato dalla Lazio con la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto. Il 31 gennaio 2007 la società biancoceleste lo riscatta per 1,5 milioni di euro. Nell’autunno 2008 viene ceduto in prestito alla Salernitana in Serie B ed al termine della stagione torna di nuovo in biancoceleste. Inizialmente funge da terzo portiere alle spalle di Fernando Muslera e di Albano Bizzarri.  A metà stagione però il portiere argentino si infortuna gravemente alla spalla e Berni diventa il secondo portiere, riuscendo a mantenere la stessa posizione anche la stagione successiva quando viene chiamato a difendere la porta biancoceleste negli incontri di Coppa Italia. Dopo aver trascorso quattro stagioni con la Lazio alla fine della stagione 2010/11 passa alla Sporting Braga in Portogallo. L’anno dopo torna in Italia nelle file della Sampdoria. Nel 2013/14 veste la maglia del Torino. Da luglio 2014 passa all’Inter dove resta fino al 2017. Durante la sua carriera è stato convocato per 48 volte nelle Nazionali giovanili italiane, dove ha disputo in tutto 27 partite.

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