Home Lazio News Flaminio, l’appello di Abodi: è ora che torni…
Lazio News

Flaminio, l’appello di Abodi: è ora che torni a vivere per non perdere un patrimonio prezioso

Di Vittorio Chirico31 Luglio 2026 - 13:1334 secondi fa 3 min di lettura
Abodi spinge per il rilancio del Flaminio: «Deve riprendere una vita attiva prima che sia troppo tardi»

La Lazio si gioca un pezzo di futuro allo Stadio Flaminio, ma il tempo stringe e i segnali di rischio aumentano ogni giorno che passa. Andrea Abodi, ministro dello Sport e dei Giovani, l’ha detto chiaro e tondo: il Flaminio non può più restare il fantasma di uno stadio abbandonato. Serve un’accelerazione immediata, non solo per la Lazio, ma per tutto il calcio romano e per la città.

Il cuore della questione? Un patrimonio storico che rischia di andare perso, se non si interviene subito per riaccendere la vita nel vecchio impianto. Il ministro Abodi ha usato parole nette, sottolineando il rischio concreto che il degrado continui a divorare un’icona architettonica di Roma, ormai da troppo tempo in bilico tra speranze e rinvii. “Ogni anno che passa aumenta il profilo del rischio,” ha detto, rimarcando come il Flaminio debba tornare a essere funzionale e vivo, un centro capace di coniugare rispetto per la sua storia e vocazione moderna.

Per la Lazio, che ha nel Flaminio un progetto ambizioso da anni sul tavolo, questa notizia pesa come un macigno. Non si tratta solo di recuperare una struttura, ma di definire il futuro del club biancoceleste: una “casa” che guardi al domani, capace di supportare lo sviluppo tecnico e culturale. Il modello di Abodi parla chiaro: il Flaminio potrebbe essere “uno stadio di allenamento” per Euro 2032, non un campo principale, ma un anello fondamentale di una rete più ampia di impianti moderni in Italia.

Il progetto, insomma, non è un’assoluta priorità sportiva per la partita principale, ma un investimento strategico, funzionale e simbolico. Ed è proprio questo dettaglio che apre il dibattito in casa biancoceleste. Serve un piano chiaro e rapido che non impieghi altri anni a restare sulle scrivanie, ma che concretizzi una rigenerazione reale. Perché i tifosi della Lazio hanno voglia di vedere la loro squadra non solo all’Olimpico, ma anche con un centro di allenamento e sviluppo degno di una piazza ambiziosa.

Dietro le parole del ministro si percepisce un’altra sfida: il legame tra città, sport e rigenerazione urbana. Un segnale che va oltre il calcio, perché lo stadio è anche uno strumento importante per riqualificare quartieri e promuovere un’idea di città moderna, viva, capace di fare da traino per giovani e comunità. Tra l’altro, questo si scontra con una storia di vincoli e difficoltà che grava sul Flaminio, un vero “showroom” di ostacoli burocratici e tecnici che fino a oggi hanno rallentato tutto.

Ma adesso, con Euro 2032 in vista, la partita si fa doppia: è sportiva e politica insieme. E la società biancoceleste, assieme a Gattuso e a tutto l’ambiente, guarda con attenzione a quello che accade. Non sarà un immobile abbandonato a decidere il destino della Lazio, ma un progetto credibile e concreto.

Come spesso accade a Formello, però, la sensazione è che servirà più di un intervento spot. La piazza biancoceleste, come sempre, si aspetta chiarezza e tempi certi. “La Lazio merita più chiarezza”, risuona nelle discussioni di questo periodo. Il Flaminio può davvero diventare quel trampolino di rinascita tanto sognato, o resterà sulle pagine dei giornali come un’occasione sprecata?

La domanda, a questo punto, è inevitabile. Il ministro Abodi ha acceso un faro, ora tocca a chi guida il club e la città rispondere prontamente. Perché la Lazio non può permettersi di vedere un altro pezzo del suo futuro sfumare senza battagliare fino in fondo. La palla passa ai fatti, non più alle parole. E i tifosi, questa volta, non sembrano disposti a far finta di nulla.

Pubblicità