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Lotirchio e la Lazio: cori, selfie e promesse—ma i tifosi vogliono risultati, non scenografie

La vittoria contro l'Ascoli non può essere un alibi per continuare con la facciata: la Lazio guidata da Gattuso deve dimostrare che il legame con i tifosi pesa più dei proclami della dirigenza. La posta in gioco è l'identità, non il marketing.

Di Bruno De Leonardi2 Agosto 2026 - 20:341 ora fa 3 min di lettura
Lotirchio e la Lazio: cori, selfie e promesse—ma i tifosi vogliono risultati, non scenografie

La partita contro l’Ascoli è stata trattata dai soliti uffici stampa come un teatro dove sventolare bandiere e contare applausi, ma il calcio resta fatto di rendimento sul campo. Qui però bisogna correggere un passaggio: non parliamo della Lazio di Sarri, bensì della Lazio guidata da Gattuso, e il cambio di panchina incide. Se la formazione con Dia e Zaccagni mette in mostra qualche spunto offensivo, non è la scenografia che rassicura i tifosi: servono continuità, idee chiare e una gestione delle partite che non si limiti ai fuochi d’artificio del weekend.

Il gesto di Zaccagni con la curva — autentico e percepito come un atto di vicinanza — è una medicina che però non cura da sola le fratture più profonde. I tifosi non vogliono essere ridotti a target pubblicitario: vogliono rispetto, trasparenza e squadre che onorino la maglia. Nel frattempo dalla presidenza e dalla dirigenza arrivano segnali contraddittori: Lotirchio e il suo entourage continuano a sventolare bilanci e piani marketing, mentre molti abbonati si ritrovano a pagare per spettacoli che spesso somigliano più a un prodotto che a un progetto sportivo. Mario Rossi, in qualità di direttore sportivo, ha il compito di tradurre parole in scelte concrete: non è tempo di slogan, ma di scelte azzeccate sul mercato e di investimenti che ridiano identità al club.

Zaccagni e la retorica dell’abbraccio: simboli utili, ma non risolutivi

Mattia Zaccagni è diventato un simbolo sincero di questo rapporto, uno che si mette in prima fila e prova a ricucire con la gente. Ma il calore non segna i rigori e non costruisce difese più solide: le gestualità servono a ricordare che esiste un legame, non a colmare le lacune tecniche. La squadra non ha più Ciro Immobile, e l’assenza di riferimenti offensivi consacrati si sente, così come pesa la responsabilità del tecnico Gattuso nel trovare soluzioni credibili. Se l’identità passa per il coraggio di cambiare moduli, scelte sul campo e programmazione, allora i simboli devono essere accompagnati da scelte tattiche e dalla capacità della dirigenza di non trattare i tifosi come un mercato di consumatori.

Alla fine la domanda è semplice e scomoda: Lotirchio e chi prende decisioni al suo fianco sono disposti a scambiare qualche vetrina patinata con scelte impopolari ma necessarie? I tifosi pagano, viaggiano, si rimboccano le maniche e pretendono un club che rispetti la storia e non solo il conto economico. Se la vittoria sull’Ascoli può servire a gonfiare l’umore, non può diventare il pretesto per rimandare le scelte concrete. Il tifoso chiede risultati sensati, meno comunicati studiati negli uffici e più responsabilità sul campo: sarà Gattuso, con Mario Rossi alle spalle, a dimostrare che quel patto tra squadra e curva non è solo un buon titolo da conferenza stampa, ma un progetto con i piedi per terra.

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