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Mora alla Roma cambia il derby: la Lazio deve adattare la partita per non farsi ingabbiare

L’arrivo di Mora alla Roma costringe la Lazio a rivedere marcature, profondità e soluzioni offensive: formazione più attenta sulle seconde palle e attacchi rapidi per sfilacciare il nuovo riferimento giallorosso.

Di Bruno De Leonardi18 Agosto 2026 - 17:052 minuti fa 2 min di lettura
Mora alla Roma cambia il derby: la Lazio deve adattare la partita per non farsi ingabbiare

Con l’arrivo di Mora alla Roma, il derby non sarà più lo stesso: la Lazio deve già ripensare marcature e movimenti per evitare di farsi soffocare dal nuovo riferimento offensivo giallorosso.

La notizia dell’acquisto è un input tattico: un centravanti di ruolo modifica le geometrie del gioco avversario, sposta difensori e apre spazi che Roma cercherà di sfruttare con palle alte, sponde e menù di gioco costruito attorno al punto di riferimento in area. Per la Lazio questo significa che la partita a centrocampo e il lavoro sulle seconde palle diventano cruciali, perché lasciare libertà d’azione a quel tipo di attaccante vuol dire subire più di qualche episodio decisivo.

Dal punto di vista difensivo, la soluzione non è una singola ricetta ma una combinazione di accorgimenti. Mantenere la linea un filo più bassa in fase di non possesso può togliere il campo al centravanti; allo stesso tempo servono raddoppi immediati sulle fasce quando il gioco arriva nelle zone laterali, e una marcatura più dinamica sugli inserimenti dai centrocampisti avversari. Essenziale sarà la compattezza tra reparti: i movimenti dei difensori devono essere coordinati per evitare che la presenza del nuovo attaccante crei scompensi inevitabili.

In attacco la Lazio non può limitarsi a isolarsi nella difesa avversaria. Contro un avversario che avrà un riferimento fisico davanti, le soluzioni migliori sono transizioni veloci, palle in profondità per gli esterni e movimenti a scardinare la linea difensiva: una punta mobile che vada a muovere il centravanti avversario, incursioni dal secondo palo e cambio ritmo nelle combinazioni centrali possono creare gli spazi necessari. Le palle inattive, poi, tornano a essere una fonte preziosa di pericolo contro squadre che fanno del gioco aereo una delle loro armi.

Il lavoro a Formello dovrà essere pragmatico: repliche delle situazioni di sponda, esercizi sugli uno contro uno e costruzioni che partano dal basso ma con soluzioni rapide per evitare il pressing diretto. Non è solo una questione di tattica, ma anche di testa: il derby si gioca sui dettagli e sulla capacità di non farsi risucchiare in una partita di forza quando si può e si deve giocare di testa e di fioretto.

Alla fine la sfida è anche di identità: la Lazio che riesce ad adattarsi senza perdere il proprio impulso offensivo avrà la migliore carta da giocare all’Olimpico. Replicare pedissequamente l’avversario non funziona; trasformare la presenza di Mora in un vantaggio, sfruttando i suoi movimenti per creare spazio alle spalle, può diventare la chiave perché il derby rimanga biancoceleste, almeno per novanta minuti.

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