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Quando la Lazio faceva marketing. Decenni di distruzione del brand capitolino

Di Davide Sperati21 Agosto 2026 - 07:544 minuti fa 3 min di lettura
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Quando la Lazio faceva marketing. Decenni di distruzione del brand capitolino
Spilla della Lazio, anni '90 (Foto laziochannel.it)

Quando la Lazio faceva marketing, bastava poco per appassionare i tifosi: Una spilla, un adesivo, una divisa da gioco.
Non come adesso dove il materiale ufficiale non si vende ‘manco a carci‘.

Abbiamo visto le tute marroni, le fantasie più scervellotiche, i pantoni meno adatti, soprattutto per la linea fan, dove il celeste è perennemente poco usato. Per non parlare della maglia di quest’anno, con scritto 900, anziché 1900. Insomma anni e anni di gestione del marchio Lazio a livelli non all’altezza di una società di Serie A.

La maglia bandiera della Lazio mai valorizzata

Un dato che emerge su tutti è che la maglia bandiera della Lazio, tanto amata dai tifosi, sia stata riproposta soltanto nel girone di ritorno della stagione 2014-15 e adottata come divisa ufficiale solamente nel 2018-19. Una maglia che, da fonti interne alla società, è stata venduta tantissimo, si parla di circa 50.000 pezzi, contro le 3-4000 unità vendute all’incirca ogni anno.

Quest’anno si celebrano i 40 anni dall’eroica stagione 1986-87, annata in cui la compagine allenata da Eugenio Fascetti si salvò attraverso gli spareggi di Napoli. Per noi tifosi laziali quella squadra e quella maglia non sono il simbolo della vergogna, ma al contrario, sono l’emblema della resilienza biancoceleste. Un ufficio marketing, non diciamo competente, ma almeno normale, avrebbe riproposto quella maglia storica, con la tanto amata aquila stilizzata. Non per forza la prima maglia, non obbligatoriamente la seconda, ma quantomeno la terza divisa da gioco.

Lazio prima squadra di Roma solo all’anagrafe

S.S. Lazio, dal 1900 la prima squadra della Capitale. Si però poi la paternità della città se la sono presa quasi completamente i cugini, forti anche del nome. E la Lazio che fa? Niente!

Sulle maglie da gioco, sulle tute, sulla linea dedicata ai tifosi, non c’è mai un richiamo alla capitale d’Italia, seppur la Lazio è la prima squadra della città. Mai un restyling del logo – magari promuovendo un’aquila romana – un alloro, un gonfalone, una scritta in latino, un semplice SPQR, oppure MCM. Niente di niente. Una sterzata verso la tradizione, con uno sguardo rivolto al futuro. Una scelta che sia i tifosi local, che i turisti apprezzerebbero notevolmente, andando a rafforzare notevolmente il brand Lazio con un aumento dei ricavi.

Anche nel logo del Manchester City c’è una scritta in latino

Da fonti vicine alla società, abbiamo saputo che Lotito, sin dai primi tempi, voleva rinnovare tutti i comparti aziendali, tra cui anche i responsabili del marketing ma, per motivi contrattuali non si fece più nulla. Ora, in questo marasma generale, il reparto marketing della Lazio, è l’ultimo dei problemi ma, vedendo questa spilletta attaccata su un vecchio cappello da pescatore, è stato semplice fare il confronto con la Lazio ai tempi dell’Umbro.
È possibile che una squadra di Serie A, importante come quella biancoceleste, sbagli troppo spesso, anche nel fare le maglie da gioco, il materiale tecnico e quello dei tifosi, nonostante ci siano anche sui social tanti grafici che propongono idee interessanti per valorizzare il brand Lazio?

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