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Sedia danneggiata in volo: la Lazio deve prendersi cura dei tifosi disabili

La denuncia di una sedia a rotelle danneggiata durante il trasporto aereo non è solo un danno materiale: è un campanello d'allarme sulle fragilità nel sistema che dovrebbe tutelare i tifosi disabili in trasferta.

Di Bruno De Leonardi18 Agosto 2026 - 01:182 minuti fa 2 min di lettura
Sedia danneggiata in volo: la Lazio deve prendersi cura dei tifosi disabili

La sedia a rotelle di Bortuzzo danneggiata durante un volo non è solo un incidente: è lo specchio di un problema sistemico che riguarda chi, disabile, segue la Lazio in trasferta.

Per chi vive con una disabilità la sedia non è un bagaglio qualunque, è autonomia, dignità, possibilità di esserci. Vederla rovinata non è un disagio minimo: può compromettere una trasferta, cambiare la giornata di un tifoso che si è spostato da lontano per vedere le Aquile. Che questo sia avvenuto in un contesto apparentemente banale come il trasporto aereo dovrebbe far riflettere: le procedure, la responsabilità degli operatori e la capacità di reazione delle società sportive sono tutte parti dello stesso problema.

Chi segue la Lazio fuori casa sa che le trasferte non finiscono agli spalti dell’Olimpico: cominciano con i preparativi, passano per i controlli in aeroporto o in stazione, continuano con i lunghi spostamenti e la gestione di biglietti e posti. In questo percorso ogni passaggio può diventare un ostacolo se non c’è coordinamento. Gli operatori di terra e le compagnie hanno doveri di cura, ma il club non può limitarsi a tifare davanti alla TV quando succede qualcosa ai suoi sostenitori. Serve un piano: un riferimento chiaro per le richieste di assistenza, procedure condivise per il trasporto delle attrezzature assistive, garanzie economiche per riparazioni o sostituzioni, e una prassi interna per assistere i tifosi in contenziosi o pratiche di rimborso.

La Lazio, come società con una base di tifosi che spesso si muove in Italia e in Europa, ha la capacità — e il dovere — di fare la differenza. Non parlo di parole generiche, ma di scelte concrete: un punto di contatto per i tifosi disabili nelle trasferte ufficiali, accordi con carrier e club ospitanti per la gestione delle attrezzature, e un fondo per interventi immediati in caso di danni. Anche la Lega e gli organizzatori dovrebbero stabilire standard minimi: non può essere l’improvvisazione a decidere chi potrà vedere la partita e chi no.

I biancocelesti sono una comunità che si riconosce nella solidarietà e nell’orgoglio. Se vogliamo che la Lazio sia davvero tale, la protezione dei tifosi più fragili non deve restare un’eccezione ma diventare prassi. Le Aquile devono volare alto anche nella cura e nel rispetto di chi le segue, senza lasciare indietro nessuno.

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