Lazio, vendere l’esperienza: quello che le Aquile possono rubare al modello Venezia
Il Venezia ha cominciato a vendere l’esperienza un anno prima dell'apertura del nuovo stadio, e la Lazio ha molto da imparare da quel modello mentre aspetta il suo. Non parliamo di tatticismi di campo ma di strumenti concreti per monetizzare la passione, aumentare la fedeltà e tenere viva la narrazione biancoceleste tra un progetto infrastrutturale e l’altro.
Vendere «l’esperienza» significa mettere in pacchetto tutto quello che circonda la partita: i rituali pre-gara, gli incontri con ex giocatori, il cibo, il merchandising esclusivo, i contenuti digitali dietro le quinte. Per una realtà come la Lazio, con una storia e un’identità forti e diffuse in ogni quartiere di Roma, la leva non è solo commerciale ma culturale: trasformare la città in prolungamento dello stadio, non aspettare che sia lo stadio a creare il pubblico.
Primo passaggio pratico: sfruttare Formello come palco esperienziale. Giornate aperte, visite guidate al centro sportivo con momenti di training live, pacchetti che combinano allenamento, foto con i giocatori (nei limiti consentiti), e merchandising in edizione limitata firmata Formello. Il racconto «dal campo alla curva» rafforza l’identità del club e dà contenuti vendibili subito, senza attendere permessi urbanistici o scartoffie.
Il secondo terreno è lo Stadio Olimpico e la città: pop-up pre-gara nei quartieri, partnership con locali e botteghe romane, hospitality che non sia solo una sedia in tribuna ma una cena tematica, tour dei luoghi storici della Lazio, esperienze per famiglie e giovani. Online, la Lazio può mettere in vendita prodotti digitali esclusivi — accesso a video, podcast dedicati, tavole rotonde con ex e tecnici — che rafforzano il rapporto e creano ricavi ricorrenti.
Serve cognizione dei limiti: il progetto Venezia è nato in un contesto diverso, con scala e aspettative particolari. A Roma ci sono questioni politiche, urbanistiche e un pubblico più vasto e polarizzato. Ma proprio per questo la Lazio deve puntare sulla autenticità: niente pacchetti freddi da agenzia, ma esperienze che raccontino la Lazio vera, le sue storie, i suoi quartieri e la comunità delle Aquile.
In attesa del nuovo stadio, la sfida è trasformare l’attesa in un cantiere di fiducia e reddito. Se la società saprà vendere momenti e appartenenza tanto quanto spera di vendere i posti a sedere, allora il nuovo stadio sarà solo l’ultimo atto di un racconto vinto sul campo e fuori dal campo.