Patric, undici anni da laziale vero: quando un parametro zero diventa una storia

Ci sono addii che fanno rumore e altri che arrivano quasi in punta di piedi. Quello di Patric appartiene alla seconda categoria. Una storia lunga undici anni, cominciata nell’estate del 2015 con un giocatore arrivato a parametro zero e destinata a chiudersi dopo 244 presenze ufficiali, una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. 

L’ultima pagina porta a Dubai e all’Al-Ittifaq, club della UAE First Division allenato da Paolo Montero e nel quale militano anche Mario Balotelli e Douglas Costa. La trattativa è arrivata al traguardo dopo ore complicate: l’accordo ha rischiato di saltare per un problema di trascrizione di alcune condizioni contrattuali, prima della ricucitura finale. (Corriere dello Sport)

Ma raccontare Patric soltanto attraverso la sua ultima trattativa sarebbe riduttivo. Perché la sua storia alla Lazio dice qualcosa che va oltre un trasferimento.

Il parametro zero che il tempo ha trasformato

Estate 2015.

Patric arriva alla Lazio a parametro zero, dopo la formazione calcistica tra Murcia, Villarreal e settore giovanile del Barcellona. Una scommessa senza costo del cartellino, ma pur sempre una scommessa. 

Il calcio, però, ha una caratteristica particolare: alla fine presenta il conto.

E il conto di Patric dice 244 partite ufficiali con la Lazio.

Non una parentesi. Non una comparsa. Non un giocatore passato da Formello per una stagione e poi scomparso dai radar.

Undici anni.

Un’intera epoca calcistica.

Allenatori cambiati, compagni cambiati, moduli cambiati, generazioni di giocatori succedutesi nello spogliatoio. E lui sempre lì, in qualche modo, dentro la storia della squadra.

È questo che rende interessante quell’operazione del 2015: non tanto il fatto che non sia stato pagato un cartellino, ma ciò che quel giocatore è diventato nel tempo.

244 presenze raccontano più di qualsiasi etichetta

Il suo palmarès biancoceleste comprende la Coppa Italia 2018/19 e le Supercoppe italiane 2017 e 2019. 

Ma i trofei, in questo caso, raccontano soltanto una parte della storia.

Patric è stato soprattutto un giocatore di servizio, nel senso più nobile del termine: pronto quando serviva, capace di adattarsi, utilizzato in momenti e ruoli differenti, spesso senza avere addosso i riflettori riservati ai titolari più celebrati.

La sua dimensione non è mai stata quella del giocatore chiamato a prendersi tutte le copertine.

È stata quella, molto più difficile da misurare, del calciatore che rimane.

E undici anni in una squadra di vertice sono un’enormità.

Poi c’è quel rigore

E qui entrano in gioco le immagini.

Non servono necessariamente parole per spiegare cosa abbia significato Patric per una parte del popolo laziale. Basta guardare il video. 

In occasione di un rigore trasformato da Ciro Immobile, Patric è lì, dentro la scena, completamente coinvolto. Dopo l’esecuzione del capitano, la sua reazione racconta un sentimento che le statistiche non possono registrare. VIDEO PATRIC  

 

Non il numero di presenze. Non il numero di minuti. Non il valore di mercato.

Una reazione.

Un’espressione.

Un modo di vivere quel momento.

È anche attraverso immagini come questa che un giocatore smette, per il tifoso, di essere soltanto un professionista.

Diventa parte del paesaggio emotivo della squadra.

E Patric, negli anni, quella dimensione l’ha costruita senza bisogno di proclami.

L’ultima stagione, invece, è stata diversa

Il finale non ha avuto la stessa leggerezza dell’inizio.

La stagione 2026/27 non è praticamente decollata per Patric: prima lo stop di luglio, poi uno stiramento al polpaccio a fine agosto e infine l’esclusione dalla lista del campionato insieme a Luca Pellegrini. Il Corriere dello Sport ha ricostruito una situazione nella quale la scelta dell’esclusione dalla lista è stata della società e non di Gennaro Gattuso.

Patric aveva ancora un contratto con la Lazio fino al 2027 e il suo ingaggio pesava per circa 3 milioni di euro lordi, 1,5 milioni netti. (Corriere dello Sport)

Da qui la possibilità di una risoluzione consensuale e della nuova avventura negli Emirati.

Nessuna grande cessione.

Nessuna plusvalenza.

Nessun assegno importante da mettere a bilancio.

Il valore dell’operazione, per la Lazio, è soprattutto nella chiusura di un contratto e nel conseguente alleggerimento del monte ingaggi. 

E così finisce una storia cominciata gratis

C’è una curiosa simmetria nella storia di Patric.

Arrivò nel 2015 senza che la Lazio dovesse pagare il cartellino.

Se ne va dopo undici anni senza che la società incassi un indennizzo per il trasferimento, nell’ambito della risoluzione che gli permette di proseguire la carriera all’Al-Ittifaq.

In mezzo, però, ci sono 244 partite, tre trofei e undici anni di vita biancoceleste.

Ed è proprio qui che la storia diventa interessante.

Il calcio tende a giudicare i giocatori dal prezzo del cartellino.

Patric racconta una storia diversa.

Il prezzo di un giocatore può essere zero. Il valore di una storia, invece, lo decide il tempo.

E il tempo, con Patric, è stato particolarmente generoso.

Undici anni dopo quel parametro zero, la Lazio saluta un difensore che è diventato uno dei suoi senatori, uno dei volti riconoscibili dello spogliatoio e, per tanti tifosi, semplicemente uno dei suoi.

Non tutte le bandiere vengono presentate con una cerimonia.

Alcune diventano bandiere quasi senza accorgersene.

Patric è una di quelle.

Grazie, Patric.

Per le 244 volte in cui hai indossato quella maglia.
Per i trofei.
Per le partite in cui sei stato protagonista e per quelle in cui sei rimasto dietro le quinte.
E anche per quelle immagini in cui, mentre Ciro Immobile calciava un rigore, sembrava che in campo ci fosse qualcosa di più importante di una semplice partita.

Perché certe cose, nel calcio, non finiscono nel tabellino.

Ma i tifosi le vedono.