Luigi Bisignani rompe il silenzio e torna a scrivere su Il Tempo. Lo fa con una lettera durissima rivolta al patron biancoceleste Claudio Lotito, replicando alle clamorose dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo lo scorso 30 giugno davanti al Pm Lorenzo Del Giudice, rese note ieri da La Repubblica, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma per aggiotaggio.
“Per ascoltare Claudio Lotito bastano i magistrati. Per congedarlo servirebbe il conclave” esordisce Bisignani, ironizzando sulle 70 pagine di audizione in cui Lotito offre un’autobiografia a suo dire fin troppo edificante. L’esordio del presidente davanti ai PM è clinico: «Ho preso la società al funerale, l’ho portata in coma irreversibile, spero di portarla in coma reversibile». “Il tifoso, che ingenuamente chiedeva un centravanti, scopre di dover aspettare il bollettino sanitario”, punge ancora Bisignani. Lotito promette meraviglie future: 30 milioni annui di cassa liberata, 80 milioni di ricavi con il nuovo stadio, sbarco sul Nasdaq e valutazioni miliardarie. «Il Flaminio darà persino energia ai Parioli», assicura il patron. Eppure, nota il giornalista, questa “umanità ingrata” continua a protestare.
Il complotto permanente e il “caso” J.P. Morgan
Nella ricostruzione di Lotito si affollerebbe un disegno orchestrato da tifosi, pezzi di politica, radio, giornali e banche per costringerlo a cedere il club. Tuttavia, quando il magistrato gli chiede di individuare la presunta cabina di regia di questo complotto, Lotito ammette di non saperlo.
“La congiura è affollatissima; alla riunione manca soltanto il congiurato principale” ironizza Bisignani. Manca anche il compratore: Lotito dichiara di non aver mai ricevuto offerte concrete. Eppure, Bisignani ricorda come J.P. Morgan si sia fatta viva per confermare che otto anni fa ci furono delle interlocuzioni (come già scritto all’epoca da Il Tempo e Guido Paglia). “Un’interlocuzione non è un’offerta, d’accordo. Ma neppure un’allucinazione. Più che la società, sembrerebbe da scalare la memoria del presidente”.
La Banca del Fucino e il palchetto della discordia
Lotito ha tirato in ballo lo stesso Bisignani davanti ai PM, definendolo una presenza abituale nel palchetto della Banca del Fucino e inserendolo indirettamente nella cerchia dei “nemici”. La replica è secca: “Ne sarò stato ospite forse una volta o due su cento. Al senatore basta una comparsa per assegnare un abbonamento perpetuo. Con l’editore del Tempo rivendica quarant’anni di familiarità e racconta la telefonata di protesta. Capezzone gli offre il giornale per replicare, ma lui non richiama: non vuole alimentare il dibattito. Preferisce illustrarne le ragioni ai magistrati, che almeno non possono interromperlo per la pubblicità“.
Il ritratto finale che emerge dai verbali è quello di un presidente che “ha salvato tutto e previsto tutto”. Ma che resta senza l’unica spiegazione che conta davvero: perché, dopo così tanta dichiarata fortuna, l’ambiente continui a chiedergli di andarsene.
