Napoli — 20 ottobre 2026. Il calcio italiano è al centro di un interessante monito lanciato dal presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, che da Napoli commenta lo stato di salute del movimento e invita a misurare le cose con i tempi giusti. Le sue parole arrivano in una fase non semplice per le Federazioni, ma soprattutto per una Serie A che, stando a lui, deve trovare nuove chiavi di valorizzazione dei talenti italiani.

Buonfiglio parte dai numeri concreti: l’uyantata visibile nel calcio italiano non è solo tecnica o risultati sul campo, ma anche una questione di attrattività e di opportunità per chi cresce in casa. Da una parte c’è una perdita di praticanti che, secondo l’analisi dell’intervento, si attesterebbe tra il 5 e il 6 percento; dall’altra, il tennis segna un incremento significativo, sopra il 7 percento. Una fotografia impietosa che, a suo dire, chiede risposte precise e non soluzioni improvvisate. Secondo le informazioni raccolte da www.lazionews24.com, Buonfiglio ha sottolineato con chiarezza l’esigenza di un percorso strutturato per recuperare terreno sul lungo periodo.

Ma il fulcro della sua analisi non è solo numerico: nel cuore del ragionamento c’è la valorizzazione degli atleti italiani, tema che Buonfiglio porta all’attenzione come elemento chiave per la competitività futura del calcio nostrano. “Nel campionato di Serie A, che è la massima espressione del calcio, c’è poca valorizzazione dei nostri atleti. Le squadre hanno uno o due italiani, le partite dei club non ci entusiasmano. E anche la Nazionale non può invertire il trend dalla sera alla mattina.” Una formulazione chiara, responsabile e non incidente, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni di ANSA e rilanciate dalla stampa laziale.

Per i tifosi della Lazio, queste parole hanno un peso particolare: indicano una cornice in cui le scelte di mercato, le possibilità di crescita per i vivai e il recupero di una identità italiana forte non sono più una questione di opinione, ma una necessità. Se la Serie A non valorizza i giocatori italiani, è chiaro che anche una società come la Lazio — nota per il suo settore giovanile e per la capacità di formare talenti utili alla prima squadra — deve continuare a costruire una linea di sviluppo che privilegi la casa, senza rinunciare a competere ai massimi livelli. In questo quadro, il lavoro di scouting, la promozione dei giovani promossi dall’Academy biancoceleste e la continuità di un progetto tecnico fondato su radici italiane appaiono come elementi decisivi per il futuro.

L’intervento di Buonfiglio incide anche sul modo in cui il movimento nazionale si relaziona con i club: una richiesta di gradualità, di metodologie condivise e di un orizzonte chiaro per non tradire chi cresce nei vivai. Non è una critica sociale, ma una lettura sportiva che guarda al lavoro quotidiano di allenatori, dirigenti e addetti al settore giovanile. In un periodo in cui le sfide non arrivano dall’oggi al domani e l’equilibrio tra investimenti e risultati è delicato, la Federazione e le società hanno bisogno di una strategia credibile che possa accompagnare la crescita dei giovani talenti italiani negli anni a venire.

In questa cornice, la Lazio — come altre realtà di vertice del calcio italiano — può vedere nel discorso di Buonfiglio una conferma di ciò che ha sempre caratterizzato la sua identità: un centro sportivo che prospera non solo grazie agli investimenti sul terreno di gioco, ma soprattutto per la forza della propria ricerca di valore all’interno del sistema Italia. L’auspicio è chiaro: rafforzare il lavoro di casa, investire in giovanili, stringere legami tra la formazione e la prima squadra, in modo che i talenti italiani possano emergere con continuità e competere al livello che la storia, e i tifosi, chiedono.

La pagina editoriale che ha riportato queste considerazioni, con l’immediatezza e la verità dei numeri, torna a mettere al centro la necessità di una strategia di lungo periodo. Per i tifosi della Lazio è un invito a restare concentrati sul proprio ruolo di protagonisti di un calcio che non può permettersi di rinunciare alle proprie radici italiane. Il tempo, come ricordato da Buonfiglio, non è un optional: serve una programmazione che guardi oltre l’immediato, e che dia alle società e alla Nazionale una base solida su cui costruire il domani.

Secondo le informazioni raccolte da www.lazionews24.com, Buonfiglio ha centrato l’attenzione sui nodi strutturali del movimento e sull’esigenza di un metodo comune per valorizzare i talenti italiani, oltre a richiamare la necessità di pazienza e di impostare un percorso che non si improvvisa. (lazionews24.com)