Il futuro dello Stadio Flaminio resta il tema centrale in casa Lazio, diviso tra il sogno dei tifosi biancocelesti e i rigidi paletti burocratici da rispettare. Per fare chiarezza sullo stato dell’arte del progetto, è intervenuto Fernando Magliaro, giornalista de Il Messaggero, ai microfoni di ‘QUELLI CHE…’. Il cronista ha subito delineato il quadro normativo e il ruolo cruciale delle istituzioni preposte alla tutela del bene archeologico e architettonico: “La soprintendenza ha l’ultima parola su tutto. Quando su un bene vincolato come il Flaminio ti indica l’altezza e la capienza massima che può avere lo stadio, la Lazio non può non tenerne conto”. Un’importanza, quella delle prescrizioni, che ha costretto la società capitolina a muoversi su un binario strettissimo: “L’importanza della prescrizione emanata ha portato la Lazio a seguire un iter quasi ad personam”.
Stadio Flaminio, la BOMBA di Magliaro: “accordo trovato, ecco gli ultimi nodi da sciogliere”
Il giornalista de Il Messaggero fa il punto sul dialogo tra la Lazio e la Soprintendenza: investimento da mezzo miliardo di euro, quale deve essere il prossimo passo di Lotito
Il club di Claudio Lotito si trova ora in una fase cruciale, in cui ogni mossa deve essere calibrata per evitare rischiosi passi falsi nelle fasi successive della conferenza dei servizi. L’obiettivo è presentare una documentazione solida che incassi un primo parere favorevole. “Il club ora deve portare un progetto aggiornato per avere un via libera di massima per evitare che nello step successivo non ci si faccia male”, ha spiegato Magliaro. Da mesi è in corso un fitto confronto per trovare una quadra che sappia coniugare il rispetto dei vincoli storici con la sostenibilità economica dell’opera, il cui costo complessivo si preannuncia faraonico. “Difficile considerare, ad oggi, un investimento che potrebbe essere più elevato del mezzo miliardo di euro, scendendo oltre un certo limite di posti. Il paletto da rispettare è l’altezza dell’Auditorium di Renzo Piano”. Non si tratta però di un mero calcolo centimetrico. I nodi strutturali stanno portando a una vera e propria riscrittura dei piani iniziali: “Non si tratta solo di un problema di altezza e basta. Si parla di una nuova versione del Flaminio e del progetto. La soprintendenza sta aspettando i pezzi di carta ufficiali, ma si è trovata una sorta d’intesa di massima sull’altezza. Questo comporta una diminuzione di circa 3mila posti, per un’intesa di massima di circa 47mila posti”.
La palla passerà ora ufficialmente agli uffici del Comune non appena la Lazio formalizzerà le modifiche concordate. Sarà quello il momento della verità per capire se le barriere architettoniche saranno definitivamente superate o se emergeranno nuovi ostacoli. “Quando la Lazio consegnerà in Campidoglio la versione 2.0 del progetto, sapremo bene se la Soprintendenza accetterà o porrà nuove prescrizioni”. La strada verso il nuovo impianto biancoceleste resta comunque tortuosa e non si esaurisce con i soli permessi edilizi. Magliaro ha infatti concluso ricordando che l’area urbana del Flaminio presenta criticità strutturali storiche, a prescindere dal catino di gioco: “poi ci sono anche altri nodi da sciogliere, come quello della mobilità”. Un popolo rimane quindi in attesa e spera che la situazione possa sbloccarsi al più presto.
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