I verbali dell’interrogatorio resi il 30 giugno 2026 da Claudio Lotito, diffusi ieri da La Repubblica, hanno innescato un vero terremoto politico e sportivo. Nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma su un presunto disegno di aggiotaggio volto a costringerlo a cedere la S.S. Lazio, tra le altre cose il senatore di Forza Italia ha ricostruito le tappe del suo ingresso in politica. Tra le dichiarazioni più clamorose, spicca la confessione sulla sua candidatura nel 2022: “Mi hanno catapultato in Molise, non sapevo neanche dove fosse il Molise, vi dico la verità”. L’ammissione ha sollevato immediate reazioni sdegnate sul territorio, con le opposizioni locali che accusano il centrodestra di “disprezzo e colonialismo elettorale”.
Sul fronte calcistico, il patron biancoceleste ha blindato la società difendendosi dagli attacchi esterni e dalle contestazioni ultrà: “la Lazio è inscalabile. Chiamassero l’emiro, io rispondo che non la vendo”. Lotito ha denunciato una campagna orchestrata per deprezzare il titolo in Borsa, puntando il dito contro le collette online dei tifosi e le pressioni editoriali ricevute. Un verbale di fuoco che intreccia, ancora una volta, il calcio di Serie A alla politica nazionale.