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KEEP CALM AND FORZA LAZIO!

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Difficile trovare il giusto modo per iniziare questo editoriale, soprattutto dopo la cocente sconfitta per 4-0 patita ieri sera contro  il Chievo Verona. Ripeto 4-0 contro il Chievo Verona. E’ davvero difficile restare calmi ma dobbiamo esserlo.

La Lazio, lo dicono i dati, non è partita molto bene in questa annata che doveva quantomeno iniziare sotto ben altri auspici. La condizione fisica della squadra è imbarazzante, causata da una preparazione blanda figlia di esigenze di marketing spicciolo. A questa grave lacuna – a cui Pioli probabilmente porrà rimedio con dei richiami di preparazione – vanno aggiunte anche le assenze che ieri sera e nella trasferta in Germania hanno complicato non poco i piani della Lazio. La società a tal merito non ha colpe, però, è pur vero che su cinque nuovi acquisti fatti durante il calciomercato, nessuno di questi si è rivelato un instant player. Invece, tutti noi ci aspettavamo dei piccoli rinforzi per le doppie sfide decisive contro Juventus e Bayer Leverkusen.

E’ pur vero che ieri, da uomo di calcio, ancor prima che giornalista, posso affermare che le prime tre reti del Chievo sono nate da colpi di fortuna clamorosi. Il primo gol subito è un autogol bello e buono (anche se va sottolineato che de Vrij era fuori posizione e lontano dalla sua zona di competenza). Sul secondo gol, se Meggiorini ci riprovasse altre diecimila volte a fare quel tacchetto volante di drop, probabilmente rischierebbe di infortunarsi e di abbandonare il terreno di gioco per diversi mesi. E invece no, Meggiorini ha azzeccato un assist fantastico che ha lasciato tutti di stucco, tranne Paloschi, abile a posizionarsi al centro dell’area e ad insaccare indisturbato. Non parliamo poi della punizione di Birsa – giocatore anonimo a Torino e a Milano – che con la sua parabola all’incrocio dei pali  ha rievocato nella mia mente una punizione di Maradona contro la Juventus.

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Le responsabilità di questo inizio stagione disastroso non possono essere imputate al tecnico che, tutto sommato, ha dimostrato di essere un mister preparato e ambizioso. Le uniche due osservazioni da fare a Pioli sono due: la prima è perché si continua a dare fiducia a un portiere come Berisha (ieri parzialmente colpevole sul gol di Birsa), quando in panchina si ha un giovane talento romano come Guerrieri? La seconda osservazione è, invece, sul modulo. Una squadra a corto di ossigeno deve rinforzare la linea mediana per cercare di far muro davanti alla difesa e proporre qualche pallone interessante per gli uomini dell’attacco. Fare sempre e comunque il 4-3-3 è uno sbaglio. Tuttavia, per onestà intellettuale, dobbiamo anche precisare che se Candreva e Keita avessero realizzato il gol dell’uno a zero dopo appena dieci minuti di gioco, la partita avrebbe preso ben altra piega. Magari la squadra romana avrebbe perduto comunque, ma certamente non con 4 reti al passivo.

A noi tifosi, non ci resta che masticare amaro. Stasera si chiuderà il mercato, che ancora una volta ha visto la società di Lotito muoversi in sordina, acquistando giocatori pressoché sconosciuti e che hanno bisogno di tempo per integrarsi nel nostro calcio. Augurandoci che Milinkovic-Savic, Morrison e Kishna possano far bene nel nostro campionato, a noi non resta che sperare che questa settimana di riposo faccia bene alla truppa di mister Pioli, un uomo stimato da tutto l’ambiente e dalla nostra redazione.

Per il resto cosa dirvi… Keep calm and Forza Lazio.

Sempre e comunque dalla stessa parte ci troverai.

Davide Sperati


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LA NOSTRA STORIA Gigi Casiraghi, tanto forte quanto sfortunato

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Gigi Casiraghi ex attaccante della Lazio e della Nazionale

Nasce a Monza il 4 marzo 1969 PierluigiGigiCasiraghi. È stato uno degli attaccanti  biancocelesti più amati dai sostenitori della Lazio. Cresciuto nelle giovanili della squadra lombarda, nel 1985, a soli sedici anni esordisce in Serie B. Vince la Targa d’argento per la serie B nell’ambito del premio Calciatore d’Oro nella stagione 1988/89.

Nel 1989 la Juventus riesce a portarlo a Torino, dove resta per 4 stagioni vincendo due Coppe UEFA, nel 1990 e nel 1993, e una Coppa Italia nel 1990. L’ultimo anno con i bianconeri a causa di alcune incomprensioni con l’allenatore Trapattoni che gli preferisce Ravanelli e Vialli, Gigi Casiraghi chiede la cessione e Sergio Cragnotti, presidente della Lazio, lo porta alla corte di Dino Zoff acquistandolo per 8 miliardi di lire.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Nella prima stagione in biancoceleste fa coppia con Giuseppe Signori ma segna solo 4 reti in 26 partite. La stagione seguente alla guida della squadra arriva Zdenek Zeman e Casiraghi, messo nelle condizioni di sfruttare al massimo le sue qualità grazie anche all’arrivo nel reparto avanzato biancoceleste di Alen Boksic, da il meglio di se stesso. Da ricordare i quattro goal segnati il 5 marzo 1995 alla Fiorentina e il bellissimo goal in acrobazia segnato il 23 aprile dello stesso anno nel derby vinto per 0-2. La stagione successiva la Lazio attraversa una pesante crisi e sulla panchina, a campionato in corso,  torna Dino Zoff. Nel 1997/98 sulla panchina arriva Sven Goran Eriksson e vince la Coppa Italia.

GIGI TYSON CASIRAGHI

I tifosi laziali gli affibbiarono il soprannome “Gigi Tyson” (ispirato all’ex pugile Mike Tyson): “In campo mi piace, sul rettangolo verde ero uno tosto sotto tutti i punti di vista, ma lo sono ancora nelle partite di calcetto: odio perdere anche contro quelli di cinquant’anni, se li devo menare li meno. Caratterialmente sono diverso. Il calcio per me è una guerra, devi dare sempre tutto te stesso. Gli atleti ed i giocatori lo devono fare, ed io lo facevo”, raccontò in un’intervista. E poi ancora a suggellare lo splendido rapporto con i tifosi biancocelesti: “A Roma ho trascorso cinque anni bellissimi, un’esperienza fantastica. Vi ringrazio per tutto quello che mi avete dato. Spero tanto che tutti i tifosi tornino ad avere grandissime soddisfazioni perché se le meritano”.

L’ESPERIENZA IN INGHILTERRA

Nel 1998 passa al Chelsea per quasi 6 milioni di sterline. Con i londinesi gioca 12 gare e segna un goal, vincendo Coppa d’Inghilterra e Supercoppa Europea. Nel corso di Chelsea-West Ham si frattura la gamba in diversi punti scontrandosi con il portiere trinidanese Hislop. Crac tremendo che costringe l’attaccante a sottoporsi a dieci operazioni. Riesce a salvare l’arto ma nel 2000 è costretto, a soli 31 anni, ad abbandonare l’attività.

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LA NAZIONALE

Casiraghi esordisce in Nazionale il 13 febbraio 1991 in occasione di Italia-Belgio (0-0). Fa parte dei 22 convocati per il Mondiale 1994, dove diventa vice-campione del Mondo. Viene convocato anche per l’Europeo 1996. Il 15 novembre 1997, nella partita di ritorno degli spareggi per accedere al Mondiale 1998, segna la rete decisiva contro la Russia (1-0), ma in seguito non viene convocato per la competizione in Francia. Ha giocato in azzurro sotto la guida di Vicini, Sacchi e Cesare Maldini. In totale ha collezionato 44 presenze, segnando 13 reti.

LA CARRIERA DA ALLENATORE

Terminata per forza di cose la carriera da calciatore, il Monza, sua prima squadra, gli affida la panchina della formazione giovanile e nel 2003 è il Legnano a dargli la possibilità di allenare tra i professionisti. Rientrato a Monza nel ruolo di Coordinatore generale delle squadre giovanili, a luglio 2006 viene chiamato dal commissario della F.I.G.C.. Demetrio Albertini per allenare la Nazionale Under 21. Resta alla guida degli azzurrini fino al 2010 quando, a seguito della mancata qualificazione alle Olimpiadi del 2012, rassegna le dimissioni.

A gennaio 2014 diventa il vice di Gianfranco Zola nel Cagliari ma, a marzo 2015, con l’esonero di quest’ultimo viene licenziato insieme a tutto lo staff. L’11 luglio, sempre assieme a Zola, vola in Qatar per allenare l’Al-Arabi. Dal 2016 è il vice allenatore del Birmingham City, sempre al fianco del tecnico cagliaritano ma i due non terminano la stagione lasciando i rispettivi ruoli nell’aprile 2017.

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