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PAGELLE – Keita la luce nel buio. Mauricio che disastro!

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BERISHA 6 – Incolpevole in tutti e tre i gol. Quando possibile fa il suo dovere;

DE VRIJ 5 – Dormiente in occasione del primo gol del Bayer Leverkusen. Non è il solito “muro” che tutti conosciamo;

MAURICIO 3 – Partita disastrosa: poco reattivo in occasione del gol di Çalhanoğlu, inguardabile al gol di Mehmedi e alla fine si fa pure espellere. Chi più ne ha, più ne metta. Partita da dimenticare. E pensare che all’andata era stato uno dei migliori…

RADU 5 – Sbaglia tanti passaggi e in avanti non riesce mai a sfondare;
56′ KISHNA 6 – Qualche colpo di classe ma non riesce ad aiutare la squadra. Entra a gara ormai compromessa;

BASTA 6 – Uno dei pochi positivi della retroguardia biancoceleste, ma non riesce a spingere come vorrebbe;

ONAZI 6 – Si fa in quattro per aiutare i compagni, ma se la difesa non c’è…
82′ MORRISON S.V.

PAROLO 5 – A lui il compito di impostare vista l’assenza di Biglia. In realtà il centrocampista italiano non riesce mai a dare il via al gioco. Bocciato;

LULIC 6 – E’ il più attivo dei suoi. Dà una mano in difesa e cerca di creare azioni offensive, ma spesso predica nel deserto;

CANDREVA 5 – Non pervenuto stasera. Doveva trainare la squadra verso la vittoria, invece…

ANDERSON 5 – Qualche lampo di luce ma tanto buio. Stasera a brillare è il numero 10 con la maglia rossa;
70′ GENTILETTI 6 – Mette ordine al caos difensivo biancoceleste;

KEITA 6,5 – Il migliore della Lazio stasera. Cerca di dare dinamicità alla squadra e le uniche palle da gol capitano sui suoi piedi;

ALL. PIOLI 4 – Il 3-4-3 non convince, ma l’allenatore emiliano lo ripropone anche nella ripresa. Senza Biglia la squadra non gira e non ha il suo regista, ma Cataldi?

 

Fabrizio Piepoli

 

 


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LA NOSTRA STORIA Tanti auguri a Gigi Simoni

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Gigi Simoni ex allenatore della Lazio

Il 22 gennaio 1939 a Crevalcore, in prov. di Bologna, nasce Luigi Gigi Simoni.

Centrocampista cresciuto nelle giovanili della Fiorentina nel 1959 Gigi Simoni passa al Mantova dove conquista la serie A. Nel 1961 passa in prestito al Napoli in B, conquista un’altra promozione e vince la Coppa Italia. L’anno seguente torna di nuovo al Mantova e debutta nella massima serie. Nel 1964, si trasferisce al Torino. In granata rimane per tre stagioni e nel 1967 passa alla Juventus. A fine stagione accetta il trasferimento in Serie B al Brescia, con cui ottiene la promozione in Serie A. Chiude la carriera nel 1974, a 35 anni, dopo tre anni trascorsi al Genoa.

LA CARRIERA DA ALLENATORE 

Una volta appesi gli scarpini al chiodo intraprende la carriera di allenatore. Guida molte squadre: Genoa, Brescia, Pisa, Lazio, Empoli, Cosenza, Carrarese, Cremonese, Napoli, Inter, Piacenza, Torino, CSKA Sofia, Ancona, Siena, Lucchese e Gubbio. Ha al suo attivo 8 promozioni: dalla B alla A con Genoa (1975-76 e 1980-81), Brescia (1979-80), Pisa (1984-85 e 1986-87), Cremonese (1992-93), Ancona (2002-03); e dalla C2 alla C1 con la Carrarese nel 1991-92. Nel febbraio del 2009 diventa Direttore Tecnico del Gubbio ma a ottobre del 2011 torna in panchina al posto dell’esonerato Fabio Pecchia per poi riprendere il suo ruolo di direttore tecnico nel 2012. Nel campionato 2013/14 è Direttore Tecnico della Cremonese e nel giugno 2014 ne viene eletto Presidente. Il 23 giugno 2015 il CdA lo riconferma, ma il 2 giugno 2016 viene sostituito da Michelangelo Rampulla. Il Genoa ha inserito Simoni nella sua Hall of Fame.

L’ANNO ALLA LAZIO

Nella stagione 1985-86 è il Presidente Chinaglia ad affidargli la squadra laziale, appena retrocessa in B. “La Lazio per me poteva essere una grande occasione, le premesse per fare bene c’erano tutte. La squadra era buona, in organico c’erano Caso, D’Amico, Poli, Fiorini, Ielpo, Garlini  invece incappammo in una stagione davvero turbolenta. Due mesi dopo l’inizio del campionato Chinaglia decise di lasciare. La società si sfaldò e la squadra iniziò ad avere delle battute d’arresto. Restammo per sette mesi senza prendere gli stipendi, per fortuna riuscimmo a tenere il gruppo unito. Fu veramente dura ma alla fine ci salvammo. La partita decisiva era Lazio-Brescia, sugli spalti c’erano 40.000 persone in festa”.

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