Felipe Anderson: meno fioretto, più acciaio giapponese

Quando in Kill Bill vol. 1 la “sposaUma Thurman vola sull’isola di Okinawa per incontrare il maestro della spada samurai Hattori Hanzo, la sua richiesta è la più chiara possibile: le occorre “Acciaio Giapponese” per liberarsi di “scarafaggi enormi.”

Quanto servirebbe alla Lazio attuale l'”Acciaio Giapponese” che Felipe Anderson aveva portato lo scorso anno in una stagione iniziata in maniera grigia tanto quanto quella attuale, è cosa nota. FA7, che nel frattempo si è trasformato in FA10, sembra però preferire ultimamente il fioretto alle lame affilate. Scelta consapevole o necessità dettata da uno stato di forma ancora approssimativo? Proviamo a scoprirlo.

L’UOMO DEI (BI)SOGNI – Quanto occorra alla Lazio il miglior Felipe Anderson, e quanto sia servito anche lo scorso anno, è risaputo da tutti. La stagione della squadra di Stefano Pioli è completamente cambiata da quando il giovane brasiliano aveva pescato il jolly in un’anonima partita di Coppa Italia contro il Varese. Nella mente di un giovane in cerca di affermazione, sono strani i meccanismi che possono scattare. Subito dopo è arrivato il primo gol in campionato in casa del Parma, seguito da quella che è stata la vera partita della svolta, Inter-Lazio, un 2-2 amaro per la rimonta subita dai biancocelesti, ma dolcissimo per Anderson per la strepitosa doppietta realizzata. Da lì è partita un’escalation che ha portato Felipe ad essere “l’Acciaio Giapponese” che ha eliminato tutti gli “scarafaggi” che la Lazio si è trovata di fronte. Una stagione squarciata in due, dalla sconfitta di Empoli che aveva relegato la Lazio a metà classifica, all’ottava vittoria consecutiva, esattamente un girone dopo, proprio contro i toscani. In quel match, di fronte a 50.000 laziali in delirio, Felipe Anderson siglò il suo decimo gol in campionato. L’ultimo, finora, perché quella parentesi felice terminò inaspettatamente.

RITROVARE L’INCISIVITA’ – Come si è passati allora dall'”Acciaio Giapponese” ad un morbido fioretto? Nemmeno la vicenda personale dell’arresto del padre in Brasile aveva distolto Anderson dalla concentrazione nella scalata alla Serie A. Gol pazzeschi, partite “spaccate” come quella contro il Sassuolo o contro il Torino, assist vincenti e accelerazioni spaventose. Da Juventus-Lazio, Felipe ha dimenticato come si fa: all’apice dell’ascesa, la furia del samurai è stata sostituita da un tenero spadaccino. Che non incide, non colpisce più: e dopo un finale della scorsa stagione in cui non sono più arrivate le magie necessarie per chiudere al secondo posto, anche l’inizio di questa nuova annata non è stato all’altezza delle aspettative. Addirittura in panchina nelle prime due di campionato contro Bologna e Chievo, e senza un vero acuto nella doppia sfida col Bayer Leverkusen. Consacrazione internazionale rimandata, e per Anderson la sosta è arrivata forse provvidenziale.

#STELIPE – Chissà se come la “sposa” tarantiniana, Felipe ha un maestro spirituale a cui rivolgersi nei momenti di crisi. Se sì, è auspicabile che ci abbia fatto un salto. Anche osservatori illustri come Marcello Lippi l’hanno notato: l’uragano della scorsa stagione oggi fatica a saltare l’uomo. Un problema temporaneo? Tutti i laziali si augurano, e in cuor loro sono convinti, di . Probabilmente mancano i riferimenti dell’anno scorso. La fondamentale protezione di Lucas Biglia a centrocampo, la collaborazione di Filip Djordjevic nelle sponde, la serenità di alcuni elementi del gruppo. L’amicizia cementata con Stefan De Vrij, quasi inseparabili i due nelle scorribande social con i fans che hanno varato un hashtag, #Stelipe, per consacrarne l’unione sul campo. Un corpo e un anima, ma se Stefan sta male, anche Felipe probabilmente soffre. L’inizio di stagione non è stato memorabile per nessuno dei due. Pioli intanto studia soluzioni tattiche da trequartista che possano rivitalizzare anche lui, il fuoriclasse da cento milioni, richiesta del presidente Lotito per l’uomo che l’anno scorso ha cambiato la stagione della Lazio. Che spera di ritrovare il suo “Acciaio Giapponese” sin dalla fondamentale partita contro l’Udinese.

Fabio Belli