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Primavera e “prima volta”: quando un tesseramento diventa rito biancoceleste

La Lazio Primavera mette nero su bianco il tesseramento di Francesco Gatto, centrocampista classe ’07. Nel calciomercato giovanile, ogni arrivo e ogni uscita raccontano continuità: la promessa passa anche dai dettagli con cui si costruisce domani, dentro lo stesso linguaggio biancoceleste.

Dal bilancio al campo: il mercato dei terzini e la Lazialità delle scelte

Tra cessioni come quella di Tchaouna e il nodo terzini (Lazzari e Pellegrini al centro di un possibile addio), la Lazio entra in una fase in cui il conto economico diventa linguaggio di rosa: sostenibilità, equilibrio e continuità tra presente e memoria.

Da “mettere l’elmetto” a Pulici junior: la presentazione di Gattuso e il linguaggio operativo della Lazio

Nella cornice societaria della Lazio, l’arrivo di Rino Gattuso è stato raccontato anche come cambio di grammatica: poche promesse, lavoro quotidiano e chiarezza. Tra l’idea di certezze richieste al mercato (anche dopo la cessione di Gila) e il richiamo alla speranza incarnata da Pulici junior, la conferenza diventa un piccolo patto biancoceleste: resistere all’incertezza senza perdere eleganza.

Lazio punta su Dominguez per rinforzare la difesa: Fabiani pronto al nuovo viaggio in Croazia

La difesa della Lazio continua a essere un settore...
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Moriggi, il gregario del ’74: “Con la Lazio tre presenze ma due titoli”

In pochi se lo ricordano, ma è uno che con la maglia della Lazio ha vinto ben due titoli. Stiamo parlando di Avelino Moriggi, classe 1946 da Cinisello Balsamo, secondo di Felice Pulici nell’anno del primo scudetto. Un’esperienza che ha voluto ricordare oggi dalle colonne de ‘Il Corriere dello Sport’: “Nel ’74 la Lazio vinse anche lo scudetto under 23, quello delle riserve. – ha detto – In quella squadra c’erano D’Amico e Giordano e nella finale, che si giocò a Terni, battemmo 4-0 la Fiorentina di Antognoni”. “Era quella una Lazio con un rispetto diverso, in cui non ti sentivi una riserva, e con Pulici ci rispettavamo a vicenda. – prosegue l’ex numero uno lombardo – Tante volte manifestavo a Maestrelli la voglia di andare via, ma lui mi diceva sempre che dovevo restare“. Nell’ultima gara di campionato contro il Bologna sperava di essere in campo. Ciò purtroppo non accadde, ma lui non ne fece un dramma: “Nessun problema, è bello anche così“. Così come non ha mai fatto un dramma per le pochissime presenze con la Lazio: “Ho fatto cinque anni e mezzo di panchine. Sono sceso in campo solo tre volte e le ricordo. Ma in fondo era giusto che giocasse sempre Pulici, visto che era più forte“. A distanza di tanti anni, Moriggi non ha mai dimenticato quel gruppo: “Ricordo Tor di Quinto, le porte piccole, le sfide tra spogliatoio A e spogliatoio, tra il gruppo di Chinaglia e quello di Wilson. Sfide che erano delle vere e proprie guerre, che nessuno voleva perdere mai. Pensa che una volta in campionato ci chiesero di pareggio, ma Chinaglia rispose ‘no, ce la giochiamo’“.