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Pioli linea dura

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Mister  non ha gradito per niente la disfatta dei suoi in quel di Verona, in particolare – come scrive il Corriere dello Sport – si è sentito tradito dai suoi giocatori. Sul campo del Bentegodi non sono arrivate le risposte giuste che il mister si sarebbe aspettato. Pioli, in particolare, si aspettava un altro furore, una mentalità diversa, quelle caratteristiche che avevano fatto grande la sua nella passata stagione. E dunque l’allarme è scattato e già da oggi, nella ripresa degli allenamenti senza i nazionali impegnati con le rispettive nazionali, Pioli ha scelto di azzerare ogni gerarchia ripartendo tutti da zero risalendo al più presto la china.

Una rivoluzione già pensata dopo l’eliminazione in Champions ma in quel di Verona ha desistito fidandosi fino in fondo della vecchia Lazio, sperando che i suoi giocatori più fidati si rialzassero dopo la sconfitta con il Bayer. Dunque contro il Chievo hanno giocato Gentiletti e Cataldi, di cui era stata contestata l’esclusione in Germania. Fiducia a Lulic e Radu, ma anche a Parolo invece di Onazi ed infine solo panchina per Felipe Anderson, che a Leverkusen si era nascosto e defilato invece di andare a caccia del pallone nei momenti più complicati.

Anche la Società si è fatta sentire in maniera energica, sia dopo la sconfitta della BayerArena che quella del Bentegodi. Tutti sono in discussione, compreso il tecnico, ora si riparte, la sosta sarà di grande aiuto e nella rosa inoltre c’è un Matri in più. Si può e si deve ripartire.

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LA NOSTRA STORIA Silvio Piola, il più grande in assoluto

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Silvio Piola leggendario bomber della Lazio e della Nazionale


A Robbio, un piccolo paese immerso nelle risaie pavesi, il 29 settembre del 1913 nasceva Silvio Piola. Da molti considerato il calciatore italiano più forte di tutti i tempi. Una leggenda del nostro calcio. In oltre ventiquattro anni di carriera con Pro Vercelli, Lazio, Torino, Juventus e Novara, ha realizzato 274 reti in Serie A. Un primato che dura dal 7 febbraio 1954.

Silvio Piola è ancora oggi il capocannoniere storico in Serie A della Pro Vercelli (51 reti), della (143) e del Novara (70). In Nazionale ha dato il meglio di sé portando gli azzurri di Vittorio Pozzo alla vittoria nel Campionato del Mondo di calcio di Francia del 1938. Segnò cinque reti in quattro partite, tra cui la doppietta in finale contro l’Ungheria. Figura al terzo posto tra i marcatori azzurri di sempre con 30 reti (dietro a Riva e Meazza). Il tutto soltanto in 34 partite in azzurro, con una media gol di 0,88 reti a partita.

Nel 1954 si è ritirato dal calcio giocato. Dopo un’esperienza come allenatore a Cagliari in B e a Piacenza, nel 1957, entrò in Federazione come talent scout e allenatore dei giovani. Ruolo che ricoprì fino al 1976 quando andò in pensione. Affetto dal morbo di Alzheimer morì il 3 ottobre 1996 pochi giorni dopo il suo ottantatreesimo compleanno.

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